ACQUE DI TRANSIZIONE - Cosa sono

Le acque di transizione sono le acque delle zone di delta ed estuario e le acque di lagune, di laghi salmastri e di stagni costieri.
Le acque di transizione occupano l’area tra le acque dolci e le acque costiere alla foce di un fiume, i cui limiti esterni verso il mare sono definiti con decreto del Ministro dell’Ambiente; in via transitoria sono fissati a cinquecento metri dalla linea di costa.
Le foci dei grandi fiumi e le zone lagunari costituiscono ambienti particolari, in corrispondenza dei quali si realizza la transizione tra terra e mare ed il mescolamento delle acque dolci con quelle salate. L’habitat di queste zone è caratterizzato da canneti, stagni e lagune, isole sabbiose e barene, boschi allagati e ripariali di estensione più o meno variabile. Questi ambienti, soprattutto nelle regioni temperate, sono popolati da una sorprendente varietà di forme di vita che li rendono classificabili tra gli ecosistemi a massima biodiversità.
La tutela dello stato delle acque in questi ambienti porta vantaggi economici contribuendo alla protezione delle popolazioni ittiche, anche costiere , impedisce ulteriori deterioramenti, protegge e migliora lo stato degli ecosistemi acquatici, terrestri e delle zone umide.
In Veneto queste zone costituiscono buona parte del territorio regionale e comprendono: la Laguna di Venezia, la laguna di Caorle le lagune del Delta del Po e le zone di foce dei corsi d’acqua superficiale sversanti in Laguna di Venezia e nel mare Adriatico.

Dal 1999 Arpav esegue sulle acque costiere i controlli per l'idoneità alla balneazione.