APPROFONDIMENTI
- Lagune
- Stagni costieri
- Estuari e Delta nel Veneto
- Fitoplancton e biotossine algali
- Macrozoobenthos
- Zooplancton lagunare
La laguna è uno specchio d’acqua situato lungo la costa o un bacino costiero in cui penetrano sia le acque marine sia quelle continentali; è dominato dalle maree e separato dal mare da un cordone litorale (insieme di lidi), ma comunicante con esso attraverso bocche (foci) lagunari.
I porti e le lagune -entrambe ambienti litorali semichiusi- presentano la caratteristica di un ridotto idrodinamismo, e di conseguenza una forte sedimentazione, l’accumulo di materiali di diversa natura, l’aumento di particolato in sospensione. Il fattore di maggiore discriminazione tra porti e lagune è il grado di variabilità della concentrazione salina. Le lagune, in particolare, devono essere considerate come ambienti a sé stanti e devono essere classificate in base al loro tenore salino.
Vi sono diversi tipi di lagune in rapporto all’origine ed alle caratteristiche idrodinamiche e idrologiche. Sono considerate lagune le baie parzialmente sbarrate a mare da cordoni sabbiosi e collegate a sistemi estuarini da cui possono ricevere apporti d’acqua dolce, ma anche i bacini costieri poco profondi che presentano ridotte comunicazioni col mare, siano esse permanenti o periodiche (stagni salmastri). Esiste un rapporto evolutivo tra queste condizioni estreme e si hanno numerosi esempi di varianti intermedie: le lagune degradano in altri sistemi costieri come le baie marine semichiuse, gli stagni salmastri e in estuari.
Nella maggior parte dei casi la salinità delle acque lagunari risulta variabile nello spazio e nel tempo, ed è spesso inferiore di qualche punto per mille rispetto a quella dell’antistante mare perché influenzata in genere da acque dolci fluviali. La salinità lagunare presenta infatti un gradiente decrescente dal mare verso l’interno, salvo saccature anomale a più alta salinità, che testimoniano la scarsa circolazione idrica ed i regimi evaporatici che si instaurano al suo interno. La diminuzione di salinità si accentua in corrispondenza delle foci dei corsi d’acqua, diretti tributari della laguna, dove la salinità può precipitare a valori più bassi di quelli tipici delle acque salmastre. Questa situazione è tipica per gran parte dell’anno, ad eccezione i periodi estivi quando fenomeni di forte evaporazione portano la salinità delle acque a valori superiori a quelli dell’antistante acqua marina. Tuttavia esistono almeno 4 diversi ambienti lagunari che si differenziano in base alla salinità:
- quelli dominati da acque dolci;
- quelli che presentano prevalentemente acque salmastre;
- quelli dominati da acque marine;
- quelli ipersalati.
Ciascuno di questi ambienti può presentarsi singolarmente (come lagune di piccole o medie dimensioni) o coesistere con altri (come in molti dei più grandi ed elaborati sistemi) in uno stesso bacino lagunare.
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Lo stagno è uno specchio d’acqua costiero, separato dal mare da una lingua di terra (cordone litorale, freccia litorale, tombolo, ecc.), ma a volte può comunicare con esso attraverso varchi o stretti canali più o meno lunghi e tortuosi, caratterizzato da bassi fondali; come la laguna è luogo d’incontro e di mescolanza di acque dolci e marine, ma, diversamente da essa, non è dominato dalle maree.
Gli stagni connessi ad apparati deltizi si formano lungo le ali di un delta o lungo pianure alluvionali progradanti per rilevante trasporto e dispersione lungo riva di abbondanti sabbie ed altri apporti terrigeni. Possono avere una forma stretta e allungata (lame costiere) estesa anche chilometri, o una forma pseudocircolare, isolata dal mare o comunicante con questo da stretti varchi. La profondità massima della zona centrale dello stagno può essere di poco superiore al metro o al massimo dell’ordine di qualche metro.
Gli estuari i luoghi dove i fiumi si riuniscono al mare (tratti terminali dei fiumi) e sono sottoposti all’influenza delle maree, formando una zona di transizione tra le acque dolci fluviali e le acque salate marine ove queste si mescolano.
Gli estuari, in senso tradizionale, sono regioni di transizione dai fiumi al mare e la somma di più rami a estuario costituisce il delta. Tuttavia esiste una diversità tra i due ambienti se si considera la sedimentazione: negli estuari è bassa, mentre nei delta è rapida e consistente.
Gli estuari sono caratterizzati dalla presenza di moti di marea trasmessi dal mare e da gradienti di salinità e densità associati ad un progressivo mescolamento di acque fluviali ed acque marine.
Il fitoplancton è costituito da organismi vegetali, unicellulari o coloniali, microscopici (microalghe) con scarsa capacità di movimento che vivono in sospensione nelle acque. Questi organismi svolgono negli ecosistemi acquatici il ruolo basilare di produttore primario, ovvero fissano con la sintesi clorofilliana l’anidride carbonica atmosferica producendo nuova materia vivente (biomassa): per questo il fitoplancton rappresenta il 1° anello della catena alimentare acquatica.
Le specie algali tossiche appartengono principalmente ai taxa delle diatomee e delle dinoflagellate. Le fioriture di alghe tossiche, a seconda degli effetti da esse prodotti, possono essere classificate in:
-
fioriture di specie algali che provocano una colorazione dell’acqua con diminuzione della visibilità ed eventualmente morie di pesci e invertebrati acquatici a causa delle conseguenti condizioni di ipossia. Appartengono a questo gruppo soprattutto specie di dinoflagellati, come ad esempio la Noctiluca scintillans, e di diatomee, Skeletonema costatum;
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fioritura di specie che producono tossine che si accumulano nella catena alimentare e che possono causare effetti nei consumatori secondari quali l’uomo e animali superiori. Si tratta di dinoflagellati quali generi come Alexandrium, Gymnodinium e Dinophysis e di diatomee del genere Nitzschia;
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fioriture di specie che, nella maggior parte dei casi, non sono tossiche per l’uomo ma risultano dannose per pesci ed invertebrati. Esempi di queste specie sono: Alexandrium tamarense, Gyrodinium aureolum, Chaetoceros convolutus.
Le tossine prodotte dai Dinoflagellati sono, nell’ambito di tossine di natura non proteica, tra le più potenti ad oggi conosciute. L’uomo può essere esposto a queste tossine prevalentemente attraverso il consumo di prodotti ittici soprattutto a seguito di ingestione di molluschi bivalvi. Questi ultimi sono organismi filtratori che si nutrono di plancton e che, pur accumulando le tossine, ne subiscono gli effetti solo marginalmente.
Le principali sindromi da intossicazione umana associate al consumo di molluschi sono state descritte, in base alla tipologia dei sintomi, come paralitiche, diarroiche, neurotossiche ed amnesiche rispettivamente abbreviate in PSP (Paralytic Shellfish Poisoning) DSP (Diarrhetic Shellfish Poisoning) NSP (Neurotoxic Shellfish Poisoning) ASP (Amnesic Shellfish Poisoning).
Il macrozoobenthos è costituito da tutti gli organismi animali (invertebrati) di dimensioni superiori a 0.5 mm che abitano il fondale dei corpi idrici, vivendo a contatto e nel sedimento.
I principali macroinvertebrati bentonici di acque salmastre sono: vermi del gruppo dei policheti e degli oligocheti, molluschi gasteropodi e bivalvi, crostacei.
Essendo costituito da specie poco mobili, incapaci di sfuggire a qualsiasi alterazione ambientale, lo studio delle comunità bentoniche può funzionare da “indicatore biologico” dello stato dell’ambiente. E’ un utile parametro per valutare l’entità degli effetti di disturbo e della capacità di recupero dell’ecosistema. I parametri distintivi di una comunità bentonica sono: diversità, densità, biomassa. Quanto maggiore è la biodiversità tanto più la comunità indica un ambiente inalterato.
Lo zooplanton o plancton animale è costituito da una grande varietà di organismi che possono condurre vita pelagica per tutta la loro esistenza (oloplancton) o solo per una parte di essa (meroplancton).
Lo zooplancton può essere distinto in 4 categorie dimensionali:
| Dimensioni | Categoria | Organismi zooplanctonici |
|---|---|---|
| 20-200 mm | Microplancton | Tintinnidi, Radiolari |
| 0,2-20 mm | Mesozooplancton | Copepodi, Eufaesiacei, Cladoceri, larve meroplanctoniche |
| 2-20 cm | Macroplancton | Meduse, Salpe |
| 20-200 cm | Megaloplancton | Meduse, colonie di Tunicati |
I parametri di struttura e dinamica delle biocenosi zooplanctoniche sono descrittori ricchi di contenuto informativo, fondamentale per la caratterizzazione ecologica delle lagune, che potrebbero sostituire il parametro salinità quest’ultimo tradizionalmente considerato il principale parametro per caratterizzare la dinamica e per la classificazione degli ambienti lagunari.
Gli insediamenti zooplanctonici sono infatti influenzati profondamente dai fattori idrodinamici: le correnti tidali attuano un continuo trasferimento di biomasse zooplanctoniche tra le lagune ed il mare favorendo da un lato la penetrazione di forme neritiche all’interno degli ambienti di transizione dall’altro la rimozione ed esportazione a mare di forme dello zooplanton residente.
In una laguna l’insediamento di un popolamento autoctono stabile è possibile solo quando gli scambi di masse d’acqua con il mare e con i rami fluviali sono limitati. Le comunità zooplanctoniche lagunari rispetto alle comunità marine possiedono minor ricchezza in specie e maggior biomassa.
A causa delle correnti di marea e dell’idrodinamismo lagunare nelle zone più esposte all’influenza del mare il popolamento zooplanctonico è di tipo neritico (Cladoceri, Ciclopoidi, Arpacticoidi, Appendicolarie), mentre nelle zone più riparate, con tempi di residenza delle acque relativamente lunghi, è insediato un popolamento autoctono, propriamente lagunare, costituito prevalentemente da gruppi meroplanctonici (larve di Policheti, di Molluschi e di Crostacei) e da una componente oloplanctonica che comprende principalmente Tintinnidi, Rotiferi e Copepodi (soprattutto Calanoidi quali Paracalanus parvus, Ctenocalanus vanus, Acartia clausi, Oithona nana, O. plumifera, O. helgolandica).
Il popolamento a Copepodi dello zooplancton lagunare autoctono differisce da quello neritico per la configurazione che la taxocenosi assume in termini di dominanza, di diversità o di modelli di distribuzione delle abbondanze relative delle specie.
In lagune costiere con differenti caratteristiche idrologiche ed idrodinamiche esiste una netta diversificazione spaziale di struttura della taxocenosi a Copepodi: nella parte più interna del bacino oltre l’80% dei Copepodi è rappresentato da una sola specie del genere Acartia (Calanoide), nelle aree più esposte all’influenza marina la ricchezza in specie è invece molto più alta e vi sono numerose specie marino-costiere. La biomassa totale dello zooplancton, inoltre, nell’area più interna del bacino è sempre maggiore che nell’area più vicina al mare.


