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ZECCA

ZECCA

Cos'è

La zecca appartiene alla classe degli aracnidi e, in particolare, alla sottoclasse degli acari. Se ne conoscono oltre 800 specie, di cui 39 identificate in Italia. Sono lunghe da alcuni millimetri a oltre 2 cm.. Sono caratterizzate dalla presenza di 8 zampe e di un apparato boccale provvisto di un rostro fatto a punta di freccia adatto a succhiare il sangue. Sono infatti parassiti che si nutrono del sangue di altri organismi, quasi sempre vertebrati, attaccandosi alla loro pelle. In questo modo le zecche completano il loro ciclo di sviluppo che avviene attraverso quattro stadi: uova, larva, ninfa, adulto. A seconda della specie e delle condizioni climatiche l’intero ciclo si può svolgere in quaranta giorni o in più di un anno. Le zecche sono ospiti abituali di animali quali il cane, il piccione, il cervo, i roditori ed altri mammiferi. Le più comuni sono della famiglia degli Ixoclidi (zecche dure parassiti dei mammiferi) e degli Argasidi (zecche molli parassiti degli uccelli). Quando pungono introducono nella cute della vittima sia il rostro, per cui una volta entrato è difficile estrarlo, che la testa per succhiare il sangue.

Dove si trova

La maggior parte delle zecche è diffusa nelle aree rurali e silvestri, ma anche in città esse trovano habitat ideali, come parchi, giardini, corsi d'acqua, aree incolte delle periferie in presenza di climi temperati e umidità (50-70%).
Le zecche più diffuse sono di tre tipi:

  • la zecca dei boschi (Ixodes scapularis): presente in quasi tutte le regioni italiane, per il suo sviluppo necessita di un microclima fresco e umido. Infesta animali selvatici come piccoli roditori, caprioli, lepri, cervi;
  • la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus): è cosmopolita e si associa normalmente ai cani domestici e occasionalmente anche ai gatti;
  • la zecca del piccione (Argas Reflexus): è parassita degli uccelli, in particolar modo i piccioni e negli ambienti da essi colonizzati (vecchi edifici, soffitte).

Quale rischio comporta

Il morso della zecca può essere causa di infiammazioni localizzate. Generalmente esso non provoca dolore, ma, nel giro di pochi giorni dall'introduzione della saliva della zecca, possono comparire vari sintomi: da un semplice prurito o reazioni locali intense, con ingrossamento dei linfonodi satelliti, alla formazione di noduli causati da una reazione da corpo estraneo nei confronti delle parti della bocca del parassita rimaste conficcate nella cute. In rari casi possono manifestarsi reazioni allergiche sistemiche con un'orticaria generalizzata e talora sintomi gravi a carico dell’apparato respiratorio (asma, edema della glottide) o dell’apparato cardiovascolare (caduta della pressione, collasso e shock). Sono descritti anche casi mortali, dovuti al morso delle zecche dei piccioni.
Le zecche possono trasmettere con il loro morso gravi malattie.
La zecca dei boschi infatti, che è la specie maggiormente diffusa sulle Alpi, può trasmettere all’uomo la Borrelliosi (malattia di Lyme) che si manifesta con chiazze cutanee, a cui si possono aggiungere malessere, febbre, brividi, ingrossamento dei linfonodi, faringite, dolori articolari e muscolari, nausea e vomito. In alcuni pazienti predominano sintomi che suggeriscono irritazione meningea, come mal di testa, dolore nucale o rigidità. L’infezione tardiva disseminata si verifica da settimane a mesi dopo il morso della zecca e comprende meningite ed encefalite acuta e neuropatia periferica. E’ descritta anche un’infezione cronica. La risposta agli antibiotici è in genere buona. In Italia il primo caso di malattia di Lyme è stato identificato in Liguria nel 1983. Negli anni seguenti molti altri casi sono stati segnalati da tutte le regioni italiane tranne la Valle d’Aosta e la Basilicata per un totale di circa 1324 casi nel periodo dal 1983 al 1996.

Come si rileva

Le zecche non aggrediscono le loro vittime saltando e volando, ma appostandosi alle estremità delle piante e lasciandosi cadere non appena passa un animale o un uomo. Se una zecca si attacca ai vestiti, comincerà a migrare fino a che non verrà a contatto con la pelle, e qui conficcherà il suo apparato buccale e comincerà a succhiare il sangue. Una zecca può alimentarsi in questo modo per un periodo che va dai 2 ai 7 giorni, fino a che, sazia, si stacca dall'ospite. Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi.
E’ bene indossare abiti chiari che permettono più facilmente di identificare l’eventuale presenza di zecche per rimuoverle prima che si attacchino alla pelle.

Cosa dice la legge

Non esistono normative specifiche sull’argomento. Per la malattia di Lyme sussiste l’obbligo di denuncia all’autorità sanitaria.

Chi controlla

Le Regioni e le Aziende Sanitarie dispongono di Centri di riferimento e di osservazione per effettuare studi epidemiologici sulla popolazione relativamente ai rischi sanitari connessi alla presenza dei diversi tipi di zecca.
Presso l’ULSS n. 1 di Belluno è stato istituito l’Osservatorio per lo Studio, la Sorveglianza e la Prevenzione della Infezioni Trasmesse da Zecche a cui collaborano l’ARPAV con il Dipartimento Provinciale di Belluno e il Centro Regionale per la Protezione Civile.

Prevenzione

La profilassi consiste nell'evitare le punture di zecche, tenendo presente che il periodo della loro massima attività è compreso fra la primavera e il tardo autunno. Accorgimenti che consentono di ridurre il rischio sono:

  • l’utilizzo di abiti lunghi, di tessuto resistente e stivali quando si va in zone boschive o rurali a rischio;
  • l’uso di repellenti apposititamente reperibili in farmacia, da applicare sulla cute e sugli abiti;
  • camminare al centro dei sentieri evitando di strisciare contro la vegetazione e non sedersi sull’erba;
  • controllare, a fine escursione, i propri abiti, la pelle e il cuoio capelluto, per rimuovere le eventuali zecche presenti. Inoltre, poiché le zecche amano l’umidità, la folta vegetazione, i vegetali in decomposizione, possono essere adottate anche le seguenti precauzioni nei giardini e altri luoghi frequentati:
  • rimozione delle foglie cadute e dei vegetali in decomposizione;
  • taglio periodico dell’erba e potatura degli arbusti;
  • limitare il contatto con animali selvatici.

Per saperne di più


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