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Riscaldamento domestico a legna e inquinamento dell’aria

ARPAV nel 2013 ha realizzato, su finanziamento della Regione del Veneto, un’indagine rivolta ai cittadini sul consumo domestico di biomasse legnose.

Cosa hanno a che fare le biomasse legnose con l’inquinamento dell’aria e cosa è emerso da questa indagine?

Ne parliamo con Salvatore Patti, dirigente del Servizio Osservatorio Aria.

Quando parliamo di inquinamento dell’aria pensiamo subito al traffico veicolare e alle industrie. Anche il riscaldamento domestico può influire in modo significativo?

Salvatore Patti: Certamente anche il riscaldamento domestico contribuisce, in alcuni casi per una quota consistente, all’inquinamento dell’aria che respiriamo. Questa circostanza emerge dai bilanci che vengono periodicamente prodotti a livello nazionale e regionale/provinciale dalle Agenzie per l’ambiente (ISPRA e ARPA/APPA), i cosiddetti Inventari delle emissioni in atmosfera. Questi bilanci mirano a quantificare, in tonnellate/anno, le emissioni derivanti dalle attività produttive industriali ed agricole, dalla mobilità e dalle abitazioni in una regione, provincia o comune.

Quindi ARPAV partecipa attivamente all’aggiornamento dell’inventario delle emissioni regionale?

Salvatore Patti: Si, ARPAV aggiorna periodicamente l’inventario su mandato della Regione Veneto, così come previsto dal D.Lgs. 155/2010, secondo il quale le Regioni devono predisporlo in corrispondenza della scalatura provinciale dell’inventario nazionale dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ovvero ogni 5 anni, con un ulteriore aggiornamento intermedio.

stufa a legnaQual è la situazione in Veneto?
Salvatore Patti: L’inventario regionale delle emissioni in atmosfera (INEMAR Veneto) stima che in Veneto il riscaldamento domestico a biomasse legnose rappresenta la principale fonte di emissione per PTS, PM10 e PM2.5. I superamenti ripetuti dei limiti di legge per il PM10 nel periodo invernale, inducono una pianificazione e messa in atto di politiche di risanamento che si orientano, sostanzialmente, alla riduzione del quantitativo di inquinanti emessi in atmosfera, intervenendo anche su questa specifica fonte emissiva.

Come vengono quantificate le emissioni?

Salvatore Patti: Ovviamente non possiamo parlare di emissioni reali ma è necessario stimare al meglio quanto le diverse fonti contribuiscono a generare gli inquinanti presenti in atmosfera. Nel caso della legna e del suo utilizzo domestico, le stime erano basate sui dati di consumo e sul parco di impianti domestici censito per il Veneto in un’indagine campionaria condotta da APAT (ora ISPRA) ed ARPA Lombardia e riferita all’anno 2006. Per migliorare la qualità delle stime utilizzate, nel 2013 abbiamo realizzato un’indagine campionaria, che ci ha permesso di acquisire preziosi dati sui combustibili ma anche sulle tecnologie di riscaldamento in uso nelle abitazioni.

Quali sono i principali dati emersi nell’indagine?

Salvatore Patti: Innanzitutto che il 34% degli utenti intervistati utilizza legna, di cui il 29% per riscaldare l’abitazione, il 2% per cucinare ed il 3% per entrambi gli usi. Andando a considerare la frequenza di utilizzo di biomassa legnosa per riscaldare l’abitazione, risulta una percentuale di utilizzatori frequenti (coloro che la utilizzano più di  4 volte/anno) pari al 29% dell’intero campione, di cui il 24% dichiara di usarla tutti i giorni. Considerando gli utilizzatori frequenti, quindi circa il 30% del campione, i materiali più frequentemente impiegati per riscaldare le abitazioni sono risultati essere la legna da ardere (84.4% dei casi) ed il pellet (14.5%), mentre le altre tipologie (legna lavorata, cippato e briquettes) sono presenti con percentuali trascurabili (dallo 0.3 allo 0.4%). Tutti i dati raccolti attraverso l’indagine sono disponibili nella sezione Aria del sito ARPAV.

C’è qualche differenza, in termini di emissioni di inquinanti nell’aria, tra l’usare legna da ardere, pellet o altri materiali?

Salvatore Patti: Rispetto alle emissioni in atmosfera, le modalità di combustione e la stagionatura hanno un peso maggiore rispetto al tipo di biomassa utilizzata, specie per apparecchi ad alimentazione manuale. Ciò non sembra valere per gli impianti automatici alimentati a pellet, dove la qualità del combustibile influenza in modo importante i livelli di emissione (ad es. con il suo contenuto di ceneri e cloro), specie nei boiler a pellet.

Cosa ci può dire sulla tipologia di impianti utilizzati?

Salvatore Patti: A livello regionale, per quanto riguarda gli impianti ad uso riscaldamento, prevale l’utilizzo della stufa tradizionale (39%), seguita da una percentuale del 14% che sceglie il caminetto aperto, chiuso e stufa automatica a pellet/cippato, il 9% la stufa in maiolica, il 7% quella moderna ed il 3% caldaia innovativa.

Anche qui, in termini di impatto sull’ambiente, c’è differenza nell’utilizzo di un impianto rispetto ad un altro?

Salvatore Patti: Le stime di emissione si basano sui cosiddetti fattori di emissione, che rappresentano la quantità media di inquinante emessa per unità di energia termica sviluppata (in questo caso quella derivante dalla combustione della legna) e sono derivati da test sperimentali applicati a diverse tipologie di apparecchio e di essenze legnose. I fattori medi di emissione utilizzati nell’ultimo aggiornamento dell’inventario regionale delle emissioni (INEMAR Veneto 2010), assegnano al caminetto aperto ed alla stufa tradizionale il potenziale emissivo più elevato per il PM10, valori intermedi a caminetto chiuso, caldaie e stufe moderne, emissioni più basse alla stufa automatica a pellet.

Riscaldamento a legna o a gas naturale: può farci un brevissimo confronto tra queste due modalità?

Salvatore Patti: La combustione di biomassa legnosa presenta quantitativi medi di emissione di inquinanti per unità di energia termica sviluppata superiore rispetto a quella del gas naturale; come già detto, considerando la gamma di impianti domestici di combustione della legna utilizzati, vi sono grandi differenze, con un impatto maggiore in termini emissivi degli impianti più obsoleti (caminetto aperto, stufa tradizionale) rispetto a quelli più avanzati tecnologicamente (caldaia e stufa innovativa, stufa a pellet). Inoltre, l’impatto della combustione della legna è maggiore di quello del gas naturale anche rispetto al benzo(a)pirene. Il benzo(a)pirene è un inquinante atmosferico di natura primaria, che presenta in Veneto numerose situazioni di superamento del valore obiettivo (1 ng/m3 come media annuale delle concentrazioni giornaliere).

disposizione legna caminoPossiamo suggerire dei comportamenti sostenibili ai cittadini che utilizzano le biomasse legnose quale combustibile?

Salvatore Patti: E’ sicuramente importante capire cosa si brucia e come. E’ meglio bruciare legna stagionata (almeno due anni, stoccata anche all’aperto ma coperta e rialzata rispetto al terreno) rispetto a quella verde o umida che produce quantitativi superiori di emissioni inquinanti ed ha una minore resa energetica. Per il pellet è preferibile usare quello di buona qualità, che proviene da aziende certificate, con un elevato potere calorifico e più basso contenuto di ceneri (dati questi che sono riportati sulla confezione).
Non si devono naturalmente bruciare negli apparecchi domestici rifiuti (la legge lo vieta), plastiche, carta, imballaggi, giornali, riviste con stampe colorate, cartone, Tetra Pak, imballi, gommapiuma, legna verniciata, truciolato.
La quantità di legna inserita nella camera di combustione deve essere adeguata alla sua dimensione (né troppa né troppo poca). E’ generalmente migliore, dal punto di vista delle emissioni, l’accensione dall’alto, posizionando i ciocchi perpendicolarmente l’uno sull’altro (v. foto). Una regolare pulizia della canna fumaria e del generatore riduce le emissioni inquinanti, fa risparmiare combustibile, previene l’incendiarsi del camino e rivela per tempo danni o problemi strutturali.

Fonte immagine: SvizzeraEnergia “Accensione corretta Impianti a legna a combustione superiore”


Approfondimenti
http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/aria/qualita-dellaria/approfondimenti/indagine-sul-consumo-domestico-di-biomasse-legnose-in-veneto

 

A cura di

Ufficio Comunicazione ARPAV
Tel. 049-8239305-337
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ultima modifica 10/02/2015 13:34

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