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FAQ: domande e risposte sul radon

GENERALI

ASPETTI SANITARI

L’INDAGINE REGIONALE

TECNICHE E STRUMENTI DI MISURA

AZIONI DI RIMEDIO


GENERALI

Cos'è il radon?

Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore e inodore. È generato dal decadimento del radio, cioè dal processo per cui una sostanza radioattiva si trasforma spontaneamente in un’altra sostanza, emettendo radiazioni.
Il radio è, a sua volta, prodotto dalla trasformazione dell’uranio, presente nelle rocce, nel suolo nelle acque e nei materiali da costruzione. Una volta formato anch’esso decade dando origine a tutta una serie di altri elementi chiamati prodotti di decadimento o figli del radon.
Prima di decadere il radon rimane in vita per un tempo sufficientemente lungo che gli consente di essere trasportato, in quanto gas, dai flussi di aria presenti nei suoli, anche a distanze notevoli, fino anche ad alcune centinaia di metri.
Anche i figli sono radioattivi ossia decadono a loro volta emettendo radiazioni.

Cosa sono i prodotti di decadimento del radon o figli del radon?

Sono tutti gli elementi prodotti dal decadimento del radon e vengono perciò chiamati anche "figli" del radon. Sono particelle solide che in parte rimangono sospese nell’aria che si respira e si attaccano sulle superfici dei tessuti polmonari. Anche loro sono radioattivi ed emettono radiazioni che colpiscono a seguito dell’inalazione il tessuto polmonare.

Qual è l’unità di misura della concentrazione di radon in aria?

L’unità di misura della concentrazione di radon, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di disintegrazioni al secondo di una sostanza radioattiva.

È pericoloso?

È considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi e, a livello mondiale, si stima che sia responsabile di quasi il 50 per cento dell’esposizione media della popolazione alle sorgenti naturali di radiazione.

L’inquinamento da radon è di origine naturale o umana?

È di origine naturale. Infatti il livello di radon è legato alla presenza di minerali radioattivi naturali nella crosta terrestre, da cui il radon è originato per decadimento.

Come entra nelle case?

Essendo un gas, il radon fuoriesce dalle porosità e dalle crepe del terreno e da alcuni materiali da costruzione e, in misura generalmente minore, dall’acqua; mentre si disperde rapidamente in atmosfera, si accumula facilmente negli ambienti chiusi. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure, giunti di connessione, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Oppure può essere presente in alcuni materiali da costruzione, come cementi, laterizi, graniti o tufi.

Da dove viene il radon in Veneto?

In Veneto la presenza di radon all’interno delle abitazioni è dovuta principalmente al sottosuolo, e solo in modo marginale ai materiali da costruzione e all’acqua.
In Veneto, infatti, non vengono impiegati, nell'edilizia locale, materiali da costruzione contenenti radio (da cui deriva il radon) se non in misura ordinaria (pietre naturali da rivestimento, marmi, eccetera), poco rilevante ai fini della concentrazione di radon indoor.

Quali condizioni determinano il livello di radon in un’abitazione?

Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da:

  • caratteristiche del suolo sottostante l’edificio (contenuto di radio nel terreno, facilità di fuoriuscita dal suolo, presenza di faglie in vicinanza dell’edificio);
  • caratteristiche dell’edificio (contenuto di radio e facilità di fuoriuscita dai materiali utilizzati, tipologia dell’edificio e dell’attacco a terra, tecnica costruttiva, modo in cui sono disposti i locali, stato e manutenzione dell’edificio);
  • condizioni ambientali (temperatura, pressione, umidità, condizioni meteorologiche);
  • stato/modo di utilizzo dell’edificio (riscaldamento, abitudini di vita, ricambi di aria, ecc).  

Qual è il limite di riferimento per la concentrazione di gas radon in un’abitazione ?

Per quanto concerne le abitazioni, non esiste in Italia una normativa specifica, ma una raccomandazione della Comunitá Europea (Raccomandazione 90/143/Euratom) indica i valori di concentrazione media annua oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di risanamento. Questi sono: 400 Bq/m3 per le abitazioni giá esistenti e 200 Bq/m3 per quelle di nuova costruzione.

La Regione Veneto, prima in Italia, ha fissato in 200 Bq/m3 il livello di riferimento per le abitazioni oltre il quale raccomanda ai propri cittadini di intraprendere iniziative di bonifica (DGRV n. 79/2002).

Qual è il limite di riferimento per la concentrazione di gas radon in una scuola?

La normativa italiana (D. Lgs. 241/00) ha stabilito come soglia un valore di concentrazione media annua pari a 500 Bq/m3 per l´esposizione al gas radon negli ambienti di lavoro, cui le scuole sono espressamente equiparate. Questo valore rappresenta il livello di azione per gli edifici scolastici al di sopra del quale devono essere intraprese, entro 3 anni, azioni di rimedio. Inoltre, nel caso di concentrazioni inferiori al limite ma superiori a 400 Bq/m3 “l’esercente deve assicurare nuove misurazioni nell’arco dell’anno successivo”.

In quali locali dell’abitazione è maggiormente presente?

Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da: Generalmente nei locali interrati o seminterrati e al piano terra. Dal primo piano in poi, salvo casi piuttosto rari, la concentrazione cala drasticamente.

È possibile liberare completamente la casa dal radon?

L'eliminazione completa non è possibile. Esistono però azioni di rimedio efficaci e controllate, attraverso cui è possibile ridurre la concentrazione a livelli accettabili.

Anche i luoghi di lavoro sono a rischio radon?

In generale l’esposizione al radon sul luogo di lavoro è più bassa, perché il tempo di permanenza è più breve rispetto a quello trascorso all’interno delle abitazioni. Esistono però luoghi di lavoro in cui il livello di radon può essere molto elevato. È il caso delle miniere, delle grotte, dei locali seminterrati e interrati, degli ambienti posizionati in zone in cui le caratteristiche geologiche climatiche e architettoniche dell’edificio determinano elevati livelli di radon.

Ci sono aree in cui il radon è assente?

Il radon è sempre presente ovunque. La sua concentrazione è generalmente bassa. Tuttavia è anche molto variabile per cui esistono zone in cui la probabilità di case con elevati livelli è maggiore.

Quali sono le concentrazioni di radon medie in Italia e nel Veneto?

La concentrazione media italiana è di circa 70 Bq/m3, una concentrazione superiore alla media mondiale che è di circa 40 Bq/m3. Alti livelli sono stati rilevati nei paesi scandinavi (fino a oltre 100 Bq/m3), a causa delle caratteristiche del suolo e delle rocce, spesso utilizzate come materiali da costruzione. In Italia sono state riscontrate alte concentrazioni medie di radon in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia.
In Veneto la concentrazione media regionale è risultata 59 Bq/m3 e sono state preliminarmente individuate aree a più alto rischio.

È possibile non essere esposti in assoluto al radon?

No, ma l’esposizione può essere ridotta a livelli ritenuti accettabili diminuendo la concentrazione del radon all’interno dell’abitazione, tramite adeguate azioni di bonifica.

Cosa dice la normativa italiana?

L’attuale normativa italiana (Decreto Legislativo 26/05/00, n. 241) ha stabilito una soglia per l’esposizione solo negli ambienti di lavoro, di 500 Becquerel per metro cubo.
Per quanto riguarda le abitazioni, invece, non esiste in Italia una normativa specifica, ma una raccomandazione della Comunità Europea (Raccomandazione CEC 90/143) indica i valori di 400 e 200 Bequerel per metro cubo come livelli, rispettivamente per le abitazioni già esistenti e per quelle di nuova costruzione, oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di rimedio.

A chi ci si può rivolgere per avere ulteriori informazioni?

  • Per informazioni generali su Radon e salute,localizzazione del rischio, misurazioni e bonifiche contattare telefonicamente i Dipartimenti Provinciali ARPAV ai seguenti numeri:

    DAP Belluno: 0437 216323
    DAP Padova: 049 8227874
    DAP Rovigo: 0425 473241
    DAP Treviso: 0422 558553 e 0422 558555
    DAP Venezia: 041 5445511
    DAP Verona: 045 8016907
    DAP Vicenza: 0444 217311
    o consultare il sito internet www.arpa.veneto.it
  • Altri siti di interesse:
    Regione Veneto, settore sanitario: www.regione.veneto.it/sanita
    ANCE: www.ance.it

ASPETTI SANITARI

Quali danni alla salute produce il radon?

Gli studi epidemiologici compiuti negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’esposizione a concentrazioni elevate di radon aumenta il rischio di tumori polmonari.
Tanto che, dopo il fumo di sigaretta, che rimane di gran lunga la più importante causa di tumore al polmone, il radon è considerato la seconda causa di questa malattia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) ha inserito radon nell’elenco delle 75 sostanze ritenute cancerogene per l’uomo, assieme con benzene, amianto fumo di tabacco, ecc.

In che modo il radon produce danni alla salute?

Le sostanze più pericolose per la salute sono i prodotti di decadimento del radon. Queste sostanze vivono per tempi molto brevi, minuti o secondi, e decadono emettendo radiazioni (particelle alfa, beta o gamma). Al contrario del radon, queste sostanze sono chimicamente ed elettricamente reattive, e possono essere introdotte all’interno dell’organismo attraverso il pulviscolo atmosferico e il vapore acqueo a cui si legano. Trasportati all’interno dell’apparato respiratorio, i prodotti di decadimento del radon raggiungono i polmoni, dove decadono emettendo radiazioni dannose per i tessuti. Quindi l’inalazione dei prodotti di decadimento del radon comporta il rischio di tumore ai polmoni e ai bronchi a causa dell’energia rilasciata in questa regione dalle radiazioni emesse durante il processo di decadimento.
Anche se il rischio è più legato ai prodotti di decadimento è uso comune riferire il rischio direttamente al radon.

Il radon può provocare altre malattie oltre al tumore al polmone?

Pur se ipotizzati altri effetti cancerogeni, i dati scientifici a disposizione fino ad oggi non dimostrano evidenze di altri effetti negativi sulla salute.

 

Quali condizioni fanno aumentare il rischio?

Il rischio aumenta al crescere della concentrazione e del tempo che si trascorre in presenza di elevate concentrazioni di radon. Esiste, inoltre, una stretta relazione tra gli effetti di fumo e radon, tanto che un fumatore rischia circa 15 volte di più rispetto a un non fumatore esposto alla stessa concentrazione.

 

È più pericoloso essere esposti a bassi livelli di radon per lungo tempo o ad alti livelli per tempi brevi?

A parità di esposizioni cumulative, è più pericoloso essere esposti in modo prolungato a bassi livelli piuttosto che essere esposti ad alte concentrazioni per tempi brevi.

 

C’è una concentrazione di radon sotto la quale si può stare tranquilli?

Il rischio di sviluppare un tumore al polmone aumenta in modo lineare al crescere della concentrazione: se questa raddoppia, raddoppia anche il rischio. Non esiste una soglia al di sotto della quale non c’è rischio. La minima concentrazione possibile (fondo ambientale), è quella della concentrazione nell’atmosfera esterna (10-20 Becquerel per metro cubo).

 

Quanti tumori al polmone sono dovuti al radon ogni anno in Italia?

Gli studi epidemiologici condotti su categorie di persone particolarmente esposte, come i minatori, hanno consentito una stima del rischio in relazione all’esposizione. Applicando tali risultati alla situazione italiana si stima che circa il 10 per cento di tutti i tumori polmonari sono attribuibili al radon. Per il Ministero della Salute i casi imputabili al radon ogni anno sarebbero in un numero compreso tra 1500 e 6000.

Come cresce il rischio con la concentrazione?

Gli studi compiuti hanno fornito una valutazione del rischio su tutta la vita di contrarre un tumore al polmone in funzione della concentrazione di radon cui si è esposti.

Ad esempio, alla concentrazione di:

  • 60 Becquerel per metro cubo (media della regione Veneto) si stima che circa 5 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 70 Becquerel per metro cubo (media italiana) si stima che circa poco più di 5 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 200 Becquerel per metro cubo si stima che circa 17 persone su mille contrarranno un tumore al polmone;
  • 400 Becquerel per metro cubo si stima che circa 34 persone su mille contrarranno un tumore al polmone

Le stime che si presentano sono affette da una notevole incertezza: i valori effettivi possono variare da circa la metà al doppio di quelli riportati.

 

Come cambia il rischio per fumatori e non fumatori?

Per non fumatori si intendono persone che non hanno mai fumato. Da una stima di rischio esteso a tutta la vita effettuata per gli Stati Uniti, alla concentrazione di:

  • 75 Becquerel per metro cubo: si stima che 15 fumatori su mille contrarranno un tumore al polmone contro uno solo su mille non fumatori. Questo vuol dire che un fumatore, a questa concentrazione, corre un rischio doppio rispetto a quello di morire in un incidente d’auto (in USA);
  • circa 150 Bequerel per metro cubo: si stima che 29 fumatori su mille e 2 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone. Il rischio per un fumatore è, in questo caso, 100 volte superiore a quello di morire in un incidente aereo (in USA);
  • circa 300 Bequerel per metro cubo: si stima che 57 fumatori su mille e 3 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone;
  • circa 400 Bequerel per metro cubo: si stima che 71 fumatori su mille e 4 non fumatori su mille non fumatori contrarranno un tumore al polmone.

È più pericoloso il radon, il benzene o l’amianto?

È più pericoloso il radon, che causa circa il 10 per cento dei tumori polmonari, mentre sia il benzene che l’amianto si mantengono ben al di sotto di questo valore. Si stima che, ogni anno, in Italia, le morti attribuibili al radon siano circa 3000, quelle dovute al benzene circa 100. Anche l’amianto è meno pericoloso del radon. Il suo impiego è stato vietato da anni.
Il fumo di sigaretta, comunque, resta la prima causa di tumore polmonare, provocando circa l’80 per cento dei casi.

L’esposizione al radon e al fumo passivo aumenta il rischio di tumore al polmone?

Non sono stati compiuti studi specifici. Tuttavia è presumibile che la presenza contemporanea di due fattori che, separatamente, aumentano il rischio di tumore al polmone, induca una certa crescita del rischio.

Rischiano di più gli uomini o le donne?

Non è mai emersa alcuna differenza. Il rischio dipende dalla durata dell’esposizione e dalla concentrazione di radon cui si è esposti.

I bambini rischiano più degli adulti?

Non esistono dati sufficientemente certi che dimostrino una differente suscettibilità all’esposizione al radon dei bambini rispetto agli adulti.
Tuttavia, l’esposizione prolungata al radon da parte dei bambini è pericolosa in prospettiva, in quanto, essendo protratta per lungo tempo, aumenta il rischio di contrarre un tumore al polmone in età adulta.

È più importante smettere di fumare o bonificare la casa?

Per un fumatore è sicuramente più importante smettere di fumare.

C’è una dieta consigliata per diminuire il rischio di tumore al polmone dovuto al radon?

Una dieta che preveda alti consumi di frutta e verdura può portare a una riduzione del rischio di tumore al polmone in genere. Alcuni studi hanno dimostrato che un fumatore che segua una dieta che comporti un certo consumo di questi alimenti, riduce il proprio rischio di contrarre un tumore al polmone in modo consistente rispetto a un fumatore che non abbia queste abitudini alimentari, a parità di numero di sigarette consumate. Il rischio resta comunque più elevato per un fumatore che per un non fumatore, indipendentemente dalla dieta seguita.

L'INDAGINE REGIONALE

Qual è lo scopo dell’indagine regionale?

La regione Veneto ha realizzato uno studio sul territorio regionale per individuare le aree nelle quali la percentuale di abitazioni che presentano elevate concentrazioni di radon è maggiore rispetto ad altre. In questo modo è possibile razionalizzare sforzi e risorse da concentrare particolarmente su queste zone a rischio, in particolare interventi di misura, risanamento e bonifica, e quindi di prevenzione dei possibili danni alla salute.

Cosa è un’area a rischio radon?

È una zona in cui vi è una maggiore probabilità che una casa abbia elevate concentrazioni di radon.

Dove è stata realizzata l’indagine?

L’indagine è stata estesa a tutto il territorio regionale, a esclusione della zona meridionale, per la quale, sulla base dei risultati di una precedente indagine nazionale, confortati da riscontri di carattere geologico, è possibile prevedere una minore entità del fenomeno.
Le aree a maggiore livello di radon in Veneto sono state preliminarmente identificate tenendo conto unicamente dei fattori legati all’emissione dal sottosuolo e trascurando i possibili contributi sia dei materiali da costruzione, che dell’acqua, che dell’infiltrazione d’aria esterna, tutti elementi non significativi in Veneto.

Come è stata condotta l’indagine?

L’area presa in considerazione è stata suddivisa, in maglie rettangolari, e all’interno di ciascuna si è stabilito di effettuare misure in almeno cinque abitazioni.
In totale, al termine dell’indagine, sono state analizzate 218 maglie, con misure condotte in 1230 abitazioni. All’interno delle maglie sono state scelte principalmente abitazioni al piano terra, a più diretto contatto con il suolo. La misura è stata portata avanti per un anno.
Le informazioni sulle caratteristiche delle abitazioni e della zona sono state raccolte attraverso la compilazione di un questionario.
A partire dai dati misurati, sono state costruite le mappe, che indicano le percentuali di abitazioni in cui il livello di radon supera i 200 e i 400 Bequerel per metro cubo,sia rispetto al patrimonio edilizio effettivo medio regionale che in rapporto ad in’ipotetica condizione di abitazioni tutte al piano terra.

Qual è il livello di radon del Veneto?

Nelle aree oggetto della recente indagine è stato rilevato un valore medio di 94 Becquerel per metro cubo, superiore a quello medio regionale di 59 Becquerel per metro cubo (che tiene conto anche dell’area meridionale a basso potenziale di radon).

Esistono zone con alto potenziale di radon in Veneto?

Aree con elevate percentuali di abitazioni che superano 200 Becquerel per metro cubo sono state individuate preliminarmente nel nord delle province di Belluno, in alcune zone del Cadore, dell’Agordino e del Comelico, e di Vicenza, nell’alta Val d’Astico e nella zona pedemontana sottostante. Anche la zona dei Colli Euganei, in provincia di Padova (probabilmente a causa della struttura geologica del territorio), e la zona di Asolo e del Cansiglio, in provincia di Treviso, hanno presentato valori elevati.

Come sono state individuate le zone ad alto potenziale di radon?

La prima selezione di aree ad alto potenziale di radon è stata effettuata considerando a rischio le maglie nelle quali si prevede che più del 10% delle abitazioni superino il valore di 200 Becquerel per metro cubo (condizione abitativa media regionale rispetto al piano).

Quali azioni sono state intraprese per affrontare il problema radon in Veneto?

La Regione Veneto, prima in Italia, ha emanato una Delibera che fissa in 200 Bequerel per metro cubo il valore al di sopra del quale sono consigliate azioni di rimedio nelle abitazioni.
Inoltre è previsto un aggiornamento e una verifica dell’identificazione delle aree ad alto potenziale; una campagna di misura nelle scuole di queste aree; la specificazione delle tecniche di rimedio; un supporto da parte dell’ARPAV per la sperimentazione di azioni di rimedio in alcune case delle aree ad alto potenziale; un’adeguata informazione sull’evoluzione delle azioni di prevenzione.

In quali abitazioni è opportuno eseguire le misure di concentrazione di radon?

Le abitazioni più a rischio sono quelle al piano terra (o inferiore) e nelle aree che sono state preliminarmente individuate come aree ad alto potenziale (vedi elenco comuni). Esiste tuttavia la possibilità che elevate concentrazioni si possano riscontrare anche nelle altre aree e a piani superiori al piano terra.

Anche negli ambienti di lavoro è opportuno eseguire misure di radon?

La materia è regolata dal DLgs. 241 del 26 maggio 2000. E’ previsto l’obbligo della misura in tutti i luoghi di lavoro sotterranei e in luoghi di lavoro non sotterranei in zone ben individuate dalla regione e a seguito di pubblicazione sulla G.U. Le aree preliminarmente individuate in Veneto non sono ancora state pubblicate sulla G.U. in attesa di ulteriori chiarificazioni del decreto in materia.

 

TECNICHE E STRUMENTI DI MISURA

Perché è utile misurare il livello di radon?

La misura della concentrazione di radon presente all’interno di un’abitazione, e quindi dell’esposizione, permette di valutare il rischio associato alla permanenza nell’abitazione.
La valutazione del rischio ha lo scopo di stabilire la necessità di intraprendere o meno eventuali interventi di bonifica.

Per quanto tempo è necessario misurare la concentrazione di radon nelle abitazioni?

E’ opportuno effettuare una misura, durante un intero anno solare, eventualmente divisa in due semestri. Infatti, a causa della grande variabilità dei fattori che influenzano la presenza di radon, è possibile che la sua concentrazione all’interno di un’abitazione vari molto, sia durante le ore del giorno, sia tra periodi di media durata (settimane), sia da una stagione all’altra.

Come è opportuno condurre le misure?

Lo strumento di misura deve essere posizionato al piano più basso dell’abitazione, in un locale frequentato per molto tempo, preferibilmente la camera da letto o il salone. Vanno esclusi i locali seminterrati e interrati (purché non esaustivi dell’abitazione).
I dosimetri non devono essere utilizzati nelle cucine o nei bagni, perché la presenza dell’acqua e di fumi può disturbare la misura.
Una misura significativa deve essere effettuata nell'arco di un intero anno, con un unico dosimetro o con due che coprano, ciascuno, un semestre di misura.

Quale strumento si utilizza?

I dispositivi più utili per misure lunghe, semestrali o annuali, nelle abitazioni, sono dosimetri passivi basati su rivelatori a tracce o elettreti, che danno come risultato una concentrazione media nel tempo di radon.

 

Quanto costa fare una misurazione adeguata del radon? Quanto dura?

Una misurazione annuale costa mediamente circa 100 euro (200.000 lire) IVA inclusa, con spese di spedizione dello strumento di misurazione (in parte) non contemplate. I prezzi possono variare, per una misura annuale, tra 50 e 130 euro circa (100.000-250.000 lire).

 

A chi rivolgersi per effettuare una misurazione?

Si può consultare il sito dell’ARPAV: http://www.arpa.veneto.it ove è aggiornato un elenco di organismi ritenuti idoneamente attrezzati. vedi la seguente pagina

 

Come misurare i luoghi di lavoro?

Non sono disponibili ancora linee guida su come eseguire le misure nei luoghi di lavoro ai sensi del Dlgs. 241/2000, che tuttavia prevede che le misurazioni possano essere effettuate anche da subito, attraverso il ricorso a organismi idoneamente attrezzati.
Anche per i luoghi di lavoro (come indicato dalla normativa) la misura deve essere fatta per un periodo di un anno. In questo caso, inoltre, può essere utile integrare le misure di lunga durata con misure di tipo istantaneo che seguono l’andamento della concentrazione di radon in modo continuo, per valutare l’esposizione durante le ore di permanenza rispetto alle ore in cui gli ambienti non sono frequentati. In questi casi si utilizza una strumentazione che fornisce i risultati sul posto di misura.

 

Come funzionano i rivelatori a tracce?

Si tratta della tecnica di misura più largamente utilizzata, grazie anche ai bassi costi.
Le radiazioni alfa, emesse dal radon o dai suoi prodotti di decadimento, producono dei danni (del tipo di quelli causati ai tessuti umani) quando attraversano particolari materiali plastici e lasciano quindi una traccia del loro passaggio. In alcuni di questi materiali tale "traccia" è permanente e irreversibile. Il rivelatore dopo l’esposizione è sottoposto ad uno sviluppo chimico (del tipo di quello fotografico) che rende le tracce visibili ad un microscopio. Il numero delle tracce è proporzionale all’esposizione al radon. I rivelatori sono all’interno di appositi contenitori delle dimensioni un piccolo bicchiere chiamati spesso "dosimetri".
I dosimetri, sono posizionati all’interno degli edifici, attivati e lasciati in esposizione anche per tempi lunghi.

 

Come funzionano gli elettreti?

Gli elettreti sono costituiti da un disco di materiale plastico caricato elettrostaticamente, come quando si strofina una matita sulla lana. La carica elettrostatica genera un campo elettrico. Il disco è inserito in un contenitore delle dimensioni di una tazza di caffè. Quando il radon entra nel contenitore e sono emesse le radiazioni queste ultime producono nell’aria delle coppie di ioni positivi e negativi. Gli ioni positivi sono attratti dal campo elettrico e si depositano sulla superficie dell’elettreta neutralizzandone in parte la carica originaria. Dalla differenza di carica tra prima e al termine della misura si risale all’esposizione al radon.
Con questi strumenti è possibile effettuare misure di varia durata, da poche ore fino a un anno.

 

Quali sono gli strumenti utilizzati per misure in continuo?

Per questo tipo di misure si utilizzano strumenti che sfruttano gli effetti delle radiazioni, prodotte dal decadimento del radon, sulla materia.
Nelle camere a scintillazione, per esempio, le radiazioni colpiscono particolari materiali producendo piccole scintille. Queste sono rivelate da particolari rivelatori di luce e contate.
Nelle camere a ionizzazione, invece, si misurano le cariche elettriche prodotte in piccoli volumi.
In altri casi ancora, le radiazioni vengono rivelate grazie all’effetto che producono in materiali semiconduttori.
In tutti questi casi la quantità di radiazioni presenti, indicata da sistemi di conteggio elettronici, è legata alla concentrazione di radon presente.

 

AZIONI DI RIMEDIO

 

Come si può ridurre la concentrazione di radon nelle abitazioni?

Le tecniche di riduzione per ora applicate agiscono secondo alcuni principi che utilizzano sistemi di tipo passivo, cioè non meccanizzati, o di tipo attivo, cioè con consumo di energia.
Nel caso del Veneto, dove il radon proviene soprattutto dal sottosuolo, le tecniche di riduzione devono mirare soprattutto a impedire o limitare l'ingresso del radon dal suolo.

Come si può ridurre la quantità di radon che entra nelle case?

Per evitare l'ingresso del radon nell'abitazione possono essere utilizzate tecniche quali la ventilazione dei vespai, la sigillatura di tutte le possibili vie di ingresso dalle pareti e dai solai a contatto con il terreno, la pressurizzazione dell’abitazione o l’aspirazione del gas dal suolo al di sotto dell’edificio.

 

Quando è utile ventilare i vespai?

Questa tecnica è utilizzabile se l'edificio presenta una intercapedine al di sotto della soletta dell'attacco a terra. La presenza di venti potrebbe aiutare a ventilare naturalmente il vespaio, diluendo il gas proveniente dal terreno. Oppure è possibile utilizzare ventilatori che creano una pressione negativa o positiva al di sotto del solaio dell'edificio.

Se non esiste un vespaio, com’è opportuno intervenire?

Se l’abitazione non possiede un vespaio o comunque un locale sottostante, è possibile costruire uno o più pozzetti interrati al di sotto dell’abitazione o lungo il perimetro esterno, che aspirano il gas dal terreno e lo incanalano in apposite tubazioni per poi rilasciarlo all’esterno dell’edificio.
Questo risultato può essere ottenuto anche, eventualmente, sfruttando i tubi utilizzati per il drenaggio dell’acqua dalle fondamenta.

 

È utile sigillare le crepe e le fessure?

La sigillatura è una tecnica utile, ma non è in grado, da sola, di garantire l’efficacia di una bonifica, e dovrebbe essere applicata sempre in aggiunta ad altre azioni di rimedio.
Vanno sigillate le crepe e le fessure che possono trovarsi lungo le superfici di contatto tra il terreno, le parete verticali e il solaio a terra. Anche i fori o le fessure per il passaggio degli impianti collegati al sottosuolo, come quelli dell’acqua o dell’energia elettrica o gli scarichi fognari, possono costituire vie d’accesso per il gas e possono essere sigillati. con opportuni prodotti, prevalentemente a base di silicone. È possibile anche sigillare tutta la superficie dell’edificio utilizzando membrane che sono resistenti al passaggio del radon.

Quando è utile pressurizzare i locali interni o il vespaio?

La pressurizzazione della casa consiste nell’immissione forzata di aria (tramite ventilatori) cercando di mantenere le vie di uscita relativamente chiuse, in modo da realizzare appunto una leggera pressurizzazione degli ambienti che contrasta la risalita del radon dal terreno. Questo sistema ha una buona efficienza per determinate situazioni, in particolare quando i naturali ricambi di aria della casa sono piccoli. L’azione di rimedio deve essere accompagnata dal rispetto di opportuni comportamenti (aperture / chiusure delle porte e finestre ben programmate, ecc)

È utile cambiare spesso l’aria tenendo le finestre aperte?

Arieggiare spesso i locali è un modo utile e immediato per diminuire la concentrazione di radon in casa, e favorisce anche lo smaltimento di numerosi altri inquinanti presenti nell'abitazione. Si tratta comunque di una misura temporanea, da adottare in attesa di soluzioni definitive.
Le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno, iniziando l'apertura dai locali posti ai livelli più bassi (anche interrati o seminterrati) e la chiusura da quelli posti ai piani più alti, per limitare l’effetto "camino".

 

Come si può prevenire la presenza di alti livelli di radon durante la costruzione dell’abitazione?

Molte delle tecniche di rimedio utilizzate per ridurre la concentrazione di radon negli edifici già realizzati possono essere applicate, con una messa in opera molto più semplice, anche alle abitazioni in costruzione. Le soluzioni possono essere:

  • ventilazione del vespaio;
  • prevenzione della formazione di crepe, fessure e passaggi dei servizi;
  • realizzazione di pozzetti interrati o esterni all’edificio con predisposizione di canali di ventilazione;
  • aumento della pressione nella zona del vespaio, per contrastare la naturale fuoriuscita del gas dal terreno;
  • inserimento di una barriera resistente ai gas, mentre si realizzano le parti a contatto con il terreno;
  • utilizzo di particolari cementi antiritiro, che limitano il naturale ritiro che si verifica dopo ogni colata di cemento e la conseguente formazione di fessure nella fase di consolidamento.

Ci sono apparecchi o sostanze in vendita in grado di neutralizzare il radon?

Esistono in commercio apparecchi in grado di ridurre la concentrazione di radon, ma la loro efficacia è relativamente scarsa.

Quanto costa bonificare la casa dal radon?

La spesa dipende dalla concentrazione presente e dalla struttura dell’edificio. Il costo può variare tra 500 e 2600 euro (1-5 milioni di lire), e nella maggior parte dei casi varia tra 500 e 1000 euro (1-2 milioni di lire). Alcuni interventi sono possibili anche con un "fai da te" non troppo complicato, a fronte però di un progetto corretto.

Durante i lavori si può continuare a vivere in casa?

Senza dubbio sì.

Se nella casa c’è uno scantinato è più facile fare la bonifica?

Generalmente è più facile, se lo scantinato interessa tutta la superficie della casa.

Dove si possono reperire informazioni sulle bonifiche?

Le informazioni sulle bonifiche possono essere richieste all’ARPAV, ai seguenti numeri:
DAP Belluno: 0437 216323
DAP Padova: 049 8227874
DAP Rovigo: 0425 473241
DAP Treviso: 0422 558553 e 0422 5585555
DAP Venezia: 041 5445511
DAP Verona: 045 8016907
DAP Vicenza: 0444 217311

A chi ci si deve rivolgere per realizzare le bonifiche?

Per la realizzazione dei lavori é consigliabile contattare un’impresa che sia a conoscenza del fenomeno, per esempio tramite l’ANCE. E’ importante che la ditta verifichi l’efficacia dell’intervento e rilasci una dichiarazione in tal senso. Questa potrà essere inviata all’ARPAV per mantenere aggiornata una banca dati sulle bonifiche.

Sto costruendo una nuova abitazione (sto ristrutturando la mia abitazione). È opportuno che adotti misure preventive per il radon e quali?

Le misure preventive nelle nuove abitazioni (in ristrutturazione) ricalcano quelle proposte per le bonifiche. Per approfondimenti è possibile consultare il sito internet dell'ARPAV dove è scaricabile un documento tecnico predisposto da esperti del settore (Rapporto sul problema dell'inquinamento da gas radon nelle abitazioni). Va detto che la Regione Veneto ha in animo di disciplinare nell'imminente regolamento edilizio d'indirizzo per i Comuni l'aspetto della prevenzione dal radon nelle nuove abitazioni e nelle ristrutturazioni. In questa fase è opportuno che i cittadini dei Comuni a rischio intervengano. Per l'intervento si può contattare l'ANCE VENETO (tel. 049.8766628) per avere indicazioni.

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ultima modifica 31/07/2013 09:57