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Campi elettromagnetici e salute

La comunità scientifica ha cominciato a studiare negli ultimi decenni i possibili effetti nocivi dei campi elettromagnetici (CEM).

E’ necessario distinguere tra effetti sanitari acuti, o di breve periodo, ed effetti cronici, o di lungo periodo.

Gli effetti acuti possono manifestarsi come diretta conseguenza di esposizioni al di sopra di una certa soglia, esposizioni che si possono verificare solo in particolari situazioni lavorative; i limiti di esposizione ai CEM proposti dagli organismi internazionali e recepiti anche dalla normativa italiana garantiscono con sufficiente margine di sicurezza la protezione da tali effetti.

  • Per esposizione a alte frequenze sono stati segnalati:
    • opacizzazione del cristallino, anomalie alla cornea;
    • ridotta produzione di sperma;
    • alterazioni delle funzioni neurali e neuromuscolari;
    • alterazioni del sistema muscolari.
  • Per esposizione a basse frequenze - frequenza 50 Hz - sono stati segnalati:
    • effetti sul sistema visivo e sul sistema nervoso centrale;
    • stimolazione di tessuti eccitabili;
    • extrasistole e fibrillazione ventricolare.

Sono stati inoltre riscontrati sintomi quali cefalea, insonnia e affaticamento, in presenza di campi al di sotto dei limiti raccomandati (ipersensibilità elettromagnetica). In questi casi risulta difficile separare gli effetti dovuti all’esposizione da quelli di tipo psicosomatico per fenomeni di autosuggestione.

Gli effetti cronici possono manifestarsi, anche dopo lunghi periodi di latenza, come conseguenza di esposizioni a liveli bassi di campo elettromagnetico per periodi prolungati (situazione caratteristica degli ambienti di vita). Questi effetti hanno una natura probabilistica, cioè con l’aumento dell’esposizione, aumenta la possibilità di contrarre un danno, ma rimane invariata la gravità di tale danno.

Gli effetti cronici sono stati analizzati attraverso numerose indagini epidemiologiche. Attualmente mancano studi universalmente accettati dalla comunità scientifica; tuttavia i maggiori organismi scientifici nazionali ed internazionali concordano nel ritenere che, allo stato attuale delle conoscenze, possa esistere una debole correlazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici e cancro, limitatamente alle frequenze estremamente basse (ELF).

  • L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) sostiene che i dati scientifici disponibili non forniscono alcuna prova diretta che l’esposizione alle alte frequenze (RF) induca o favorisca il cancro, nè che abbrevi la durata della vita.
  • Altri studi ipotizzano, che l’esposizione a basse frequenze (ELF) provochi un aumento del rischio di leucemia infantile, indicando il valore di 0.4μт per il campo magnetico come soglia per la manifestazione dell’effetto.
  • L’Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia, assumendo un nesso di causalità tra esposizione a campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa e rischio di leucemia, un caso ogni 400 di leucemia infantile potrebbe essere imputato all’esposizione ai campi magnetici prodotti dalle linee elettriche.
    Altre ricerche scientifiche e molti studi sugli animali non hanno invece riscontrato effetti di lungo periodo delle radiazioni ELF.
  • Il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS - USA) ha valutato i campi ELF come "possibili cancerogeni per l’uomo" (classe III), in base alla 5 categorie indicate dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che ha classificato gli agenti potenzialmente cancerogeni.
    Le 5 categorie IARC sono:
    • Probabilmente non cancerogeno (classe V)
    • Non classificabile come cancerogeno (classe IV)
    • Possibile cancerogeno (classe III)
    • Probabile cancerogeno (classe II)
    • Cancerogeno (classe I)

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità raccomanda, tuttavia, di applicare, per la prevenzione dai possibili effetti di lungo periodo, "il principio cautelativo", ossia di adottare misure di tutela della popolazione fino a quando non ci sarà certezza scientifica degli effetti sulla salute causati dai CEM. Queste misure preventive dovrebbero essere semplici, facilmente perseguibili e di basso costo, e perciò adottabili per le nuove installazioni.

L’Italia ha per prima recepito nella normativa questo principio, leggi nazionali e regionali, che adottano misure cautelative per la protezione dai possibili effetti di lungo periodo.

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ultima modifica 11/10/2016 09:05