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Cambiamenti climatici

L'analisi dei dati dal 1956, per lo più termo-pluviometrici, ha permesso di fare alcune considerazioni sull'evoluzione del clima nella regione, evidenziando eventuali cambiamenti climatici sul territorio veneto

Lo studio del clima in Veneto per il periodo 1956-2004 ha evidenziato i seguenti aspetti:

 

Di seguito si riportano i risultati delle analisi di ciascuno dei punti precedenti.

Innalzamento temperature

L'analisi delle temperature si basa sulla serie termometrica elaborata dall’Ufficio Idrografico del Magistrato alle Acque di Venezia, poi Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, con 50 anni di dati, dismessa nel 2004.

Si evidenzia un trend di incremento delle temperature in tutte le stagioni, specie per le massime in estate e inverno (+2.3°C/50 anni) e per le minime in estate (+1.6°C/50 anni) e primavera (+1.0°C/50 anni).

Media delle temperature massime (immagine a sinistra) e minime (immagine a destra) nel periodo estivo

Media delle TmaxEst climaMedia delle TminEst clima

Un'analisi di discontinuità evidenzierebbe, inoltre, un “cambiamento di fase” attorno alla fine degli anni ’80, in linea con quanto riscontrato anche nel resto d’Europa, secondo il quale vi sarebbe un incremento delle temperature mediamente di 1-2°C circa.

Diminuzione precipitazioni invernali

 La diminuzione delle precipitazioni invernali è ben visibile dal confronto tra le cartine relative ai periodi 1961-'90  e 1991-2004.

Precipitazioni medie invernali per i periodi 1961-'90 (immagine a sinistra) e 1991-2004 (immagine a destra)

Precipitazione media invernale del periodo 1961-'90Precipitazione media invernale del periodo 1991-2004.

Nel trentennio 1961-'90 le precipitazioni sulla pianura centro-meridionale si attestano sui 135-200 mm, mentre nel periodo 1991-2004 i quantitativi si attestano su 80-150 mm. Anche la fascia pedemontana e montana mostrano una sensibile diminuzione dai 200-450 mm tra il 1961 e il '90 agli 80-300 mm del periodo 1991-2004.

Un altro riscontro della mutata situazione meteo-climatica sull’Europa dopo il 1990 è fornito dall’analisi della pressione media al suolo durante la stagione invernale che evidenzia come l’alta pressione, stazionante sulla penisola iberica fino alla fine degli anni ‘80, si estenda nel periodo successivo all’Italia settentrionale ed ai Balcani.

Diminuzione manto nevoso

 I dati a disposizione per il versante meridionale della Alpi hanno permesso di tracciare un bilancio dell’andamento recente del manto nevoso sulla montagna veneta.
Le variazioni climatiche registrate, in particolare l’aumento della temperatura massima invernale e la diminuzione delle precipitazioni invernali, hanno avuto come conseguenza una diminuzione dell’altezza (massima e media) e della durata del manto nevoso, specie alle quote medie e basse.

Le variazioni più significative nel periodo 1991-2004, rispetto alla media 1961-1990 per il periodo dicembre – aprile, riguardano la durata del manto nevoso (-13%) e l’altezza del manto nevoso (-35% per l’altezza media e -16% per l’altezza massima).

Permanenza della neve al suolo: scarto tra valore rilevato e valore medio (in giorni). Periodo dal 1922 al 2009

Giornate con altezza della neve superiore a 30 cm nella stagione invernale

I dati di permanenza della neve al suolo per il settore dolomitico  (figura a fianco) evidenziano un primo periodo attorno agli anni ’30 con elevata durata della neve al suolo, un’inflessione fra il 1945 e il 1960 e una ripresa sulla fine degli anni ’80; dal 1985 in poi, inizia la regressione della durata della neve al suolo con un indice nettamente negativo. Dopo il 2000 si evidenzia un'inversione di tendenza dovuta all’alternarsi di inverni molto nevosi ad altri secchi.

Si può affermare con buona approssimazione che la tendenza ad una riduzione in atto della copertura nevosa a livello di emisfero Nord è confermata anche a livello di versante sud delle Alpi e sulla montagna veneta. Rispetto alla media 1961-90, nel periodo recente (1991-2007), la permanenza della neve al suolo è diminuita mediamente di 14 giorni (12%). Nei mesi primaverili, dopo il periodo 1969-1987 caratterizzato da lunga permanenza della neve in primavera, è in atto una diminuzione delle giornate con neve al suolo e di conseguenza delle aree coperte da neve.


Cumulo stagionale di neve fresca: variazione rispetto al valor medio. Periodo dal 1922 al 2009

Sai IndexLa minor permanenza della neve al suolo può essere legata sia ad un aumento generale delle temperature, che alla diminuzione della precipitazione solida. Per quanto riguarda la precipitazione, il cumulo stagionale di neve fresca (la cui variazione rispetto alla media è riportata nella figura a fianco) evidenzia una constante diminuzione dal 1990 al 2000 e un certa stazionarietà dal 2000 in poi, cioè da quando si susseguono inverni nevosi ad altri secchi.

Nella figura a fianco si evidenziano le anomalie relative ai cumulati stagionali di neve fresca sul versante sud delle Alpi.

L’indice SAI, in grado di evidenziare gli scostamenti rispetto alla media dei cumuli stagionali di neve al suolo, elaborato per le stazioni ubicate fra i 1000 e i 1600 m e le quote superiori, conferma la diminuzione delle precipitazioni sia alle quote elevate che alle quote medie.

 

Riduzione piccoli ghiacciai

I ghiacciai in Veneto sono concentrati nella regione dolomitica, che include anche le Province di Trento e Bolzano. Lo studio dell’evoluzione dei ghiacciai in riferimento ai cambiamenti climatici, è stato effettuato prendendo in considerazione tutta l’estensione delle Dolomiti, in quanto area omogenea. Nell’area in oggetto sono stati censiti 75 apparati glaciogeni di cui 27, i più rappresentativi, sono stati utilizzati come aree campione per l’analisi dei dati.

Considerata la ridotta dimensione dei ghiacciai dolomitici, essi forniscono una risposta relativamente veloce ai cambiamenti climatici, soprattutto se rapportata agli effetti che essi hanno su ghiacciai di maggior estensione (per esempio Alpi Occidentali e del versante Nord).

Dimensione dell'area glacializzata. Anni 1910-2004

SuperficieGlacio

 

A causa dell’aumento delle temperature e della diminuzione delle precipitazioni nevose, i piccoli ghiacciai e glacionevati dolomitici hanno subito una drastica riduzione areale e di massa negli ultimi 20 anni quando si è registrato un significativo incremento di un trend iniziato dalla fine della Piccola Era Glaciale (1850 circa). Dal 1910 al 2004 l’area glacializzata ha subito una riduzione del 44,7% con una drammatica accelerazione della fase di ritiro dal 1980 al 2004 quando la superficie campione ha subito un decremento del 23,8% passando da 6,727 km2 a 5,126 km2 (vedi figura).

 

 

Curva rappresentativa dei movimenti delle fronti del Ghiacciaio Principale della Marmolada nel periodo 1923-2004

Fronti Marmolada

 

 

Alcuni piccoli ghiacciai sono totalmente scomparsi (Cristallino, Antelao orientale), mentre altri apparati, molto estesi all’inizio del secolo scorso, hanno subito una riduzione di oltre l’80% (Fradusta). Sul più importante ghiacciaio dolomitico, il ghiacciaio Principale della Marmolada, nel periodo 1924-2004 il fronte ha subito un arretramento di 434 m in termini di quota, come visibile nel grafico a fianco.

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ultima modifica 11/05/2011 14:49