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Energia geotermica

L’energia geotermica è quella prodotta dall’utilizzo del calore presente negli strati più profondi della crosta terrestre. Infatti, a partire dalla superficie terrestre, scendendo in profondità, la temperatura diventa gradualmente più elevata aumentando di circa 30°C per km.

L'energia geotermica si caratterizza per essere:

  • diffusa;
  • praticamente inesauribile;
  • costantemente disponibile nel tempo;
  • rinnovabile;
  • a ridotto impatto ambientale.

I sistemi geotermici sono costituiti da formazioni rocciose permeabili in cui l'acqua piovana e dei fiumi si infiltra e viene scaldata da strati di rocce ad alta temperatura. Le temperature raggiunte possono arrivare ad alcune centinaia di gradi. In base alla temperatura del sottosuolo l’energia geotermica sfruttabile può essere ad alta entalpia (temperatura maggiore di 100 °C), media o a bassa entalpia (temperatura inferiore a 100 ° C o inferiore a 50 °C).

La tecnologia consiste nel convogliare i vapori provenienti dalle sorgenti d’acqua presenti del sottosuolo verso apposite turbine adibite alla produzione di energia elettrica e riutilizzando il vapore acqueo, ad esempio, per il riscaldamento urbano, le coltivazioni in serra e il termalismo.

Per lo sfruttamento dell'energia geotermica vengono generalmente utilizzate le cosiddette centrali geotermiche. I flussi di vapore che provengono dal sottosuolo (sia liberamente sia tramite canalizzazioni ottenute da perforazioni geologiche) producono un'energia che consente di muovere una turbina; si ha quindi produzione di energia meccanica che può essere trasformata in energia elettrica attraverso un alternatore.

Per quanto riguarda gli impatti ambientali di questa fonte energetica rinnovabile, devono essere presi in considerazione i seguenti:

Subsidenza: è un fenomeno naturale di abbassamento e/o assestamento del terreno che, localmente, può essere dovuto ad attività antropiche quali appunto l'estrazione dei fluidi dal sottosuolo. Gli interventi da adottare, per evitare tale fenomeno, comprendono una serie di vincoli all'emungimento della falda, in base al valore di potenzialità dell'acquifero e alla ricarica della falda.

Emissioni gassose: i fluidi geotermici contengono gas disciolti costituiti principalmente da anidride carbonica (CO2) e acido solfidrico (H2S) oltre a piccole quantità di metano, ammoniaca, idrogeno, azoto e radon.
L’acido solfidrico è spesso mal considerato per il suo odore sgradevole, anche se, nelle centrali moderne, sono presenti sistemi di abbattimento di tale inquinante.
La CO2 è il maggior costituente dei gas geotermici e, insieme al metano, rappresenta un rilevante problema ambientale per il suo ruolo in rapporto all’effetto serra. La principale soluzione a tale problematica è rappresentata dalla reiniezione dei fluidi nel sottosuolo dopo l’uso.
Si precisa, infine, che le emissioni dovute agli impianti geotermici sono inferiori a quelle degli impianti di combustibili fossili: l’emissione di anidride carbonica (dovuta ai gas incondensabili) è, in media, di 45 kg/MWh, contro i 660 kg/MWh degli impianti ad olio combustibile e 900 kg/MWh degli impianti a carbone. I fluidi geotermici contengono, inoltre, alcune specie volatili come boro, arsenico e mercurio. Il mercurio è un elemento presente in tracce nei fluidi geotermici e, grazie alla sua alta volatilità, è emesso in atmosfera sotto forma di vapore insieme ai gas incondensabili. L'emissione in atmosfera del mercurio è controllata grazie a sistemi di assorbimento a carboni attivi presenti nelle. centrali geotermiche.

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ultima modifica 17/04/2013 14:31