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Rischio siccità 2012: situazione al primo marzo

Gli ultimi anni abbondanti di neve e acqua hanno fatto dimenticare il rischio siccità che, invece, tanto preoccupava solo qualche anno addietro; infatti, sono ben presenti nei nostri ricordi gli anni 2005 e 2006, e ancor di più l’estate 2003 con la prolungata siccità originata da un carente apporto nevoso nel periodo invernale e primaverile e poi da una primavera estate con scarsissima pioggia e alte temperature.
Per la siccità invernale, inoltre, va ricordato l’inverno di 10 anni fa, il 2002, ed anche la situazione idrologica che si sta configurando in questo inizio dell’anno è quanto mai critica: considerando l’anno idrologico (che inizia il 1 ottobre) l’analisi dei dati aggiornati a tutto il 28.02.2012 evidenzia un marcato deficit pluviometrico in tutti i bacini idrografici del Veneto, in particolare (rispetto alla media, calcolata dal 1994): Lemene -49%, Piave -35% e Brenta Bacchiglione -30% (media -34% per tutto il territorio regionale). Come dire che mediamente in Veneto mancano all’appello poco meno di 150 mm (ossia 150 litri di acqua per ogni m2) essendo mancate, prima di tutto, le grandi piogge autunnali e, fino a questo momento, anche i consistenti apporti nevosi tipici della stagione invernale. Le piogge degli ultimi giorni, trascurabili in pianura e modeste in montagna (meno di una decina di mm sull’area prealpina, fino a 40\50mm sull’Agordino) hanno apportato senz’altro un beneficio locale, senza però modificare sostanzialmente la situazione generale.

Il Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio, tramite il Servizio Idrologico Regionale (SIR), sin dalla primavera del 2007 effettua un monitoraggio costante della disponibilità della risorsa idrica in Veneto pubblicando un rapporto mensile ed un aggiornamento bimensile.
Dal rapporto sulla situazione al 28 febbraio emergono altre criticità, di seguito riportate.

  • I livelli delle falde registrano, ad esclusione dell’alta pianura di Verona, valori inferiori alla media del periodo, talora con scarti rilevanti (Dueville-Eraclea). Nell’alto vicentino l’abbassamento freatico, iniziato a dicembre, ha già superato nella fascia pedemontana valori di -2 metri rispetto ai valori di riferimento, mentre più a sud (Dueville) ha registrato il minimo del periodo in 20 anni di osservazione.
  • I principali laghi artificiali del Piave e del Brenta (serbatoi ad uso idroelettrico) sono, come di norma in questo periodo, relativamente vuoti (a fine febbraio rispettivamente al 28-37% della loro capacità massima) in attesa di un successivo riempimento che, statisticamente, è consentito con il disgelo del manto nevoso nella tarda primavera, ma che, proseguendo così la stagione, si preannuncia a rischio.
  • La quantità di neve caduta da inizio ottobre (cumulo di neve fresca) è parecchio inferiore alla media storica (dal 1970): -35% a 2200 m di quota, -60%\65% nella fascia altimetrica fra 1200 e 1600 m e ancora meno alle quote inferiori e nelle Prealpi; guardando lo spessore del manto nevoso nell’ultima decade di febbraio siamo di fronte al secondo anno scarsamente innevato dopo il 2000. In conseguenza del ridotto apporto nivale, la quantità d’acqua attualmente immagazzinata nel manto nevoso sul bacino del Piave oggetto di rilevazione (1358kmq) e che sarà poi disponibile nella fase di disgelo tardo primaverile, risulta particolarmente scarsa: all’incirca 104 Mm3 di acqua contro una media di 326 Mm3. Solo in altre due occasioni il volume immagazzinato in questo periodo risultava inferiore: nel 2000 e 1990; se guardiamo al passato più recente il valore attuale è meno della metà rispetto ad anni che già apparivano scarsi, quali il 2003, 2005, 2006 e 2007. Per tornare nella norma servirebbero almeno altri 220 Mm3 pari ad un buon metro e mezzo di neve fresca!
  • La portata nei corsi d’acqua naturali in ambito montano è rilevabile con notevole incertezza nei mesi invernali, sia per i bassissimi livelli idrici che per la marcata presenza di ghiaccio che intralcia le operazioni di misura. Ciò nonostante, i valori di portata rilevati a fine febbraio appaiono ovunque inferiori alla media storica del periodo, con uno scostamento più contenuto ma eterogeneo sui bacini alpini (quasi nullo sul Boite, da -20%\-30% a -40\-50% sull’alto Piave e Cordevole) e decisamente maggiore sull’area prealpina e bacino del Bacchiglione (oltre 60%, minimo storico dal 1986 sul t. Sonna a Feltre). Anche nei principali corsi d’acqua di pianura si riscontrano portate nettamente inferiori ai valori medi mensili storici.


L’indice di scarsità idrica (Water Scarsity Index), recentemente elaborato da ARPAV-DRST nell’ambito del progetto UE “Alp Water Scarce” ed attualmente applicato a livello sperimentale, configura la situazione al 28 febbraio come la seconda peggiore dopo l’anno 2001-02 (periodo di riferimento dal 1990-91).

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ultima modifica 23/04/2012 10:45