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Il fenomeno dei tornado

Grazie alla diffusione di internet che permette scambi rapidissimi di immagini e informazioni anche da luoghi molto lontani, negli ultimi anni arrivano nelle nostre case sempre più spesso video e filmati che mostrano i tornado e la loro forza distruttiva.

La formazione del tornado (o tromba d’aria) è un processo complesso e non del tutto chiarito nel suo insieme. Alcuni punti chiave però sono stati scoperti e verificati.
Per la formazione di un tornado è necessario avere un sistema temporalesco esteso e imponente, costituito da cumulonembi particolarmente sviluppati, in particolare quelli denominati supercelle. I cumulonembi sono le nubi che nel loro primo stadio di crescita hanno quella forma bianca e spumeggiante che ricorda un “cavolfiore” e si sviluppano quando l’atmosfera è instabile. L’instabilità dell’aria è dovuta al fatto che l’aria calda è più leggera (meno densa) e tende a salire (è noto infatti d’estate il fenomeno delle “termiche” che permette il volo ad alianti e uccelli migratori). Se l’aria calda, salendo, incontra in quota aria più fredda, è spinta a salire ulteriormente fino alla condensazione del vapore in essa contenuto; a questo punto la nube inizia a crescere e, se le condizioni persistono, produrrà un temporale.

Atmosfera instabile, cumulonembo, temporale, sistema temporalesco imponente: questa è la sequenza che può portare alla formazione della tromba d’aria. Tali tornado vengono internazionalmente identificati in base al loro potere distruttivo secondo la scala Fujita (introdotta da Tetsuya Theodore Fujita negli anni ‘70) e usata da tutti i meteorologi per classificare l’intensità del fenomeno. Si passa dal livello base F0, associato alla caduta di alcuni cartelli e rami spezzati, fino ad arrivare al valore massimo F5, con case in muratura crollate.

Gli Stati Uniti d’America sono tra i territori più colpiti da questi fenomeni, anche se i tornado sono stati documentati in tutti i continenti ad eccezione dei poli terrestri. Il motivo dell’elevata frequenza di questi fenomeni negli USA è presto spiegato: le grandi ed estese campagne del Midwest americano sono un incredibile bacino che d’estate si riempie di aria calda e di umidità, fornita dal Mississippi e relativi affluenti nonché dal Golfo del Messico, che si scontra con aria fredda proveniente dal Canada.

Anche il Veneto è stato interessato dai tornado, invero a guardarlo dall’alto sembra una pianura americana in miniatura: l’ampia parte pianeggiante caratterizzata da un’altissima umidità durante l’estate, la presenza di vasti sistemi fluviali, il ristagno di aria dovuto alla scarsa ventilazione. Nel 1930 un tornado si portò via la chiesa di Selva del Montello e fu classificato in seguito come F5; questo è il fenomeno più intenso documentato in Italia. Nel 1970 un tornado si formò sui Colli Euganei e dopo diversi chilometri percorsi verso Est arrivò in laguna dove portò morte e distruzione. E’ stato classificato F4, e quindi dello stesso livello della scala Fujita del tornado di Moore del 20 maggio 2013 in Oklahoma.

Anche recentemente si sono verificate trombe d’aria che hanno scoperchiato tetti, abbattuto alberi e distrutto manufatti. Si ricordi, ad esempio, il tornado di Riese Pio X del 6 giugno 2009, classificato F3, oppure quello del 8 luglio 2015 Mira-Dolo quest’ultimo classificato F4. Non è quindi impossibile, anche se raro, che un evento simile a quello in Oklahoma si possa verificare anche in Veneto.

La previsione di una tromba d’aria è però molto difficile da realizzare. Si possono rilevare nell’atmosfera le condizioni adatte, in una determinata area, alla possibile formazione di tornado anche con un giorno di anticipo. Queste però non sono sufficienti per stabilire la formazione certa del fenomeno, perché è fondamentale un fattore di innesco per attivare il tornado. Ad innescare il processo possono contribuire diverse cause: convergenza di brezze, ingresso di aria fredda in quota, barriere orografiche, etc. La previsione appare quindi chiaramente difficile, specie se richiesta con gradi di dettaglio spazio-temporali elevati. L’esatta localizzazione della formazione di un tornado è possibile solo in alcuni casi e pochi minuti prima della sua formazione.

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ultima modifica 13/10/2016 08:40