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Prevenzione e riutilizzo

Cos’è la prevenzione ?

È l’insieme delle misure adottate prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto, che riducono:

  1. la quantità dei rifiuti, anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita;
  2. gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana; oppure
  3. il contenuto di sostanze pericolose in materiali e prodotti. (Dir. 2008/98/CE)

Il primo passo è dunque la prevenzione della produzione e la riduzione della pericolosità dei rifiuti attraverso l'attuazione di metodi che consentano di agire “a monte” della produzione dei rifiuti stessi, modificando i processi produttivi, la produzione dei beni e i modelli di consumo e garantendo lo sviluppo di tecnologie pulite.

Per farlo è necessario cambiare i comportamenti di famiglie, produttori, grande distribuzione e altri attori coinvolti sulla base di un approccio che parta dalla realizzazione di beni di consumo concepiti nella filosofia del Life Cycle Assessement (LCA), ovvero prendendo in considerazione l'intero ciclo di vita dei prodotti (dall'estrazione della materia prima alla loro fabbricazione, dal trasporto all'utilizzo, dalla trasformazione in rifiuti alla gestione degli stessi) e valutando l’impatto ambientale delle diverse possibili opzioni.

Complementari alla prevenzione della produzione sono il riutilizzo e il riuso, grazie ai quali una volta terminato l’utilizzo di un oggetto, esso non va ad aumentare la mole dei rifiuti, ma può essere nuovamente utilizzato senza che i materiali di cui è composto subiscano trasformazioni.

Gli sforzi per la prevenzione della produzione dei rifiuti sostanzialmente sono mirati al raggiungimento di due obiettivi riportati nel VI Programma d'Azione per l'Ambiente della Comunità Europea:

Un terzo obiettivo di carattere generale è quello di perseguire una crescita economica senza che questo comporti un aumento dei rifiuti prodotti.
Le azioni concrete già attivate, volte alla riduzione della produzione di rifiuti, mirano a comportamenti che privilegino:

  • la diffusione e l'utilizzo di distributori per liquidi (detersivi e bevande) che agevolano il riutilizzo e limitano la produzione di rifiuti di imballaggio;
  • la promozione del vuoto a rendere presso le utenze commerciali;
  • la pratica del compostaggio domestico;
  • l’introduzione della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA), che propone di commisurare l’entità del tributo al servizio svolto invece che alla superficie dell’utenza, cercando di favorire meccanismi che incentivino il consumatore alla riduzione dei rifiuti prodotti;
  • circuito di raccolta di alimenti non più commerciabili, ma perfettamente edibili, che vengono sottratti al destino di rifiuti e destinati, a cura di Onlus, all’arricchimento della dieta di soggetti in stato di disagio;
  • ECOSAGRE, con una gestione ecocompatibile e l’adozione di strategie di green-marketing, quali ad esempio la riduzione dell’uso di stoviglie monouso;
  • la Spesa Verde” “buone pratiche” per la sostenibilità dello sviluppo a livello locale;
  • la riduzione del volume e dello spessore degli imballaggi;
  • riduzione dei rifiuti aziendali, attraverso il riutilizzo nel processo di sfridi e scarti plastici di lavorazione, e il ri-utilizzo degli imballaggi propri (e di altre aziende).
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ultima modifica 01/02/2011 12:18