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Insetticidi

Sostanze in grado di combattere gli insetti dannosi, sia in difesa delle colture agricole e forestali, sia nella lotta ai vettori di malattie per l’uomo e per gli animali di allevamento. Gli insetticidi, di origine vegetale o sintetici, agiscono secondo due modalità distinte: 1. per contatto con le vie respiratorie; a questo gruppo appartengono la nicotina, il rotenone, vari prodotti di sintesi, come il DDT, il gammaesano, il solfuro di difenilene, vari esteri solfocianici, ecc.; 2. per ingestione, ossia determinando un'intossicazione di tipo alimentare. L'uso degli insetticidi ebbe un impulso notevole dopo la produzione industriale del DDT (1942) e la sintesi di sempre nuovi composti (messi in commercio sotto forma di polveri, liquidi o aerosol) motivata dall'acquisizione della resistenza all'insetticida da parte di certe specie di insetti. Il massiccio utilizzo di tali prodotti è legato al fatto che gli insetti causano ogni anno alla produzione agricola mondiale perdite enormi, con riflessi sia sulla già critica disponibilità di risorse alimentari sia sull'economia di molti paesi, soprattutto tra i meno sviluppati. Le locuste, ad es., sono ancora una piaga gravissima per circa 1/5 della superficie territoriale mondiale: un grande sciame consuma giornalmente all'incirca 3.000 t di materiale vegetale; quindi, se l'uso degli insetticidi appare una necessità, è tuttavia vero che un impiego eccessivo e irrazionale può avere conseguenze molto gravi per gli equilibri ambientali a causa delle caratteristiche di tossicità acuta e soprattutto cronica di un certo numero di essi. Mentre infatti i composti organici derivati dal fosforo (parathion, systox, malathion, ecc.), pur essendo veleni potentissimi, non costituiscono un problema ai fini della contaminazione ambientale, poiché le loro molecole sono molto instabili, i composti cloroderivati organici — DDT, ciclodienici (aldrin, dieldrin, clordano, eptacloro, eptacloro-epossido, endrin) — a una tossicità acuta elevata associano una grande stabilità e persistenza, per cui si accumulano nell'ambiente e nei vari anelli della catena alimentare fino a dar luogo a manifestazioni di tossicità cronica spesso imprevedibili. (Fonte: Diz. Minerva)

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ultima modifica 12/01/2011 11:46