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Rete regionale di radioattività

I controlli sulla radioattività in Italia si articolano in reti di sorveglianza a livello regionale e nazionale, secondo il D.Lgs 101/2020Le reti regionali sono gestite dalle Regioni che le affidano alle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente.

In Veneto la rete di sorveglianza è costituita dai laboratori di radioattività Arpav, idoneamente attrezzati per effettuare determinazioni radiometriche su matrici ambientali e alimentari, ed è coordinata dal Centro Regionale per la Radioattività Arpav (CRR). I rilevamenti effettuati dalla rete regionale hanno l'obiettivo di osservare l’andamento nel tempo della radioattività e la distribuzione spaziale della contaminazione da eventi di ricaduta radioattiva (tipicamente l’incidente di Chernobyl).

Arpav controlla la radioattività nell'aria tramite le stazioni di Verona e Belluno con misure in continuo dell'irradiazione diretta esterna di tipo gamma e la raccolta giornaliera del particolato atmosferico.

Il programma di campionamenti prevede misure e analisi su matrici alimentari, matrici acquatiche e matrici ambientali e viene stabilito annualmente in accordo con la Regione del Veneto (Direzione Prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria; Direzione Ambiente e Transizione Ecologica). Nel programma sono definiti i punti di prelievo, la periodicità e le modalità di campionamento e di misura, le province interessate al campionamento e i laboratori di analisi coinvolti.

Il Centro Regionale per la Radioattività raccoglie ed elabora i dati delle misure e li trasmette alla Regione e all'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN) nel contesto della REte di SOrveglianza della RADioattività RESORAD.

Dal 2003 tutte le misure effettuate in tale ambito sono inserite all’interno del sistema informativo regionale (SIRAV) e vanno a implementare la banca dati dell’Agenzia, contenente informazioni essenziali sui vari monitoraggi ambientali che vengono eseguiti manualmente o in automatico dalle strutture Arpav.

Presenza in ambiente di radioattività: il trend

Per quanto riguarda la presenza di radionuclidi riconducibili a eventi generali di ricaduta radioattiva, specificatamente quelli con maggior persistenza ambientale (Cs-137 e Cs-134), si osserva che il relativo trend è in linea con gli anni passati e che la loro presenza nell’ambiente è a livello residuale. Per far meglio comprendere la dimensione residuale della contaminazione da cesio, si fa osservare che i livelli riscontrati negli alimenti, pari a decimi di Bq per kg, sono molto inferiori ai limiti di accettabilità per il Cs-137 di 370 Bq per kg e 600 Bq per kg in latte/prodotti per l’infanzia e altri alimenti, previsti dal regolamento UE vigente in materia di commercializzazione di prodotti alimentari a seguito dell’incidente di Chernobyl.

Sono disponibili e scaricabili  i rapporti annuali su tutte le analisi condotte dalla rete regionale dal 2003.

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ultima modifica 23/03/2022 14:46