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Rete regionale di radioattività

Il D.Lgs 230/95, integrato dal D.Lgs 241/00, stabilisce che il complesso dei controlli sulla radioattività in Italia sia articolato in reti di sorveglianza regionale e nazionale.
La rete di sorveglianza della regione Veneto è costituita dai laboratori di radioattività dei Dipartimenti Provinciali dell’ARPAV ed è coordinata dal Centro Regionale per la Radioattività (CRR) presso il Dipartimento Provinciale di Verona. La finalità principale dei rilevamenti effettuati dalla rete regionale è quella di osservare l’andamento temporale e la distribuzione spaziale della contaminazione da eventi generali di ricaduta radioattiva (tipicamente l’incidente di Chernobyl).

Il programma di campionamenti e misure viene stabilito annualmente in accordo con la Regione del Veneto (Unità di Progetto Sanità Animale e Sicurezza Alimentare per il monitoraggio della radioattività nelle matrici alimentari e nelle acque potabili; Direzione Regionale Tutela Ambiente e U.C. Tutela Atmosfera per il monitoraggio della radioattività nel particolato atmosferico e nei reflui) e prevede analisi in matrici alimentari, matrici acquatiche e matrici ambientali.
Nel programma sono definiti i punti di prelievo, la periodicità e le modalità di campionamento e di misura, le province interessate al campionamento e i laboratori di analisi.

I dati relativi alle misure vengono raccolti ed elaborati dal Centro Regionale per la Radioattività e successivamente comunicati alla Regione e ad ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel contesto della REte di SOrveglianza della RADiottività RESORAD.

Dal 2003 tutte le misure effettuate in tale ambito sono inserite all’interno del sistema informativo regionale (SIRAV) e vanno a implementare la banca dati dell’Agenzia, contenente informazioni essenziali sui vari monitoraggi ambientali che vengono eseguiti manualmente o in automatico dai Dipartimenti Provinciali e dagli Osservatori ARPAV.

Per quanto riguarda la presenza di radionuclidi riconducibili agli eventi generali di ricaduta radioattiva, specificatamente quelli con maggior persistenza ambientale (Cs-137 e Cs-134), si osserva che il relativo trend è in linea con gli anni passati e che la loro presenza nell’ambiente è a livello residuale. Per rappresentare il carattere residuale della contaminazione da cesio, si fa osservare che a fronte di livelli negli alimenti di decimi di Bq per kg, il regolamento CE vigente in materia di commercializzazione di prodotti alimentari a seguito dell’incidente di Chernobyl fissa in 370 Bq per kg e 600 Bq per kg i limiti di accettabilità per la somma di Cs-137 e Cs-134, rispettivamente in latte/prodotti per l’infanzia e altri alimenti.

Sono disponibili e scaricabili  i rapporti annuali su tutte le analisi condotte dalla rete regionale dal 2003.

Nel corso del 2013-2014 il monitoraggio ordinario è stato implementato su richiesta della Regione del Veneto con un piano straordinario di controllo della contaminazione radioattiva da cesio in prodotti selvatici commestibili (cinghiali, bacche e funghi).
È disponibile il relativo “Rapporto ARPAV - Piano regionale veneto di monitoraggio della contaminazione da Cesio di taluni prodotti di raccolta spontanei e fauna selvatica in attuazione della Raccomandazione 2003/274/CE”.

 

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ultima modifica 31/07/2017 16:33