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Rischi per la salute

Nel granulo pollinico sono contenute particolari sostanze, dette antigeni, che, incontrando un bersaglio sensibile, stimolano il sistema immunitario a produrre particolari anticorpi, le immunoglobuline della classe E (IgE).
L’incontro tra antigeni ed anticorpi IgE dà inizio ad una complessa serie di fenomeni che conduce alla reazione allergica. Compaiono così i sintomi propri della cosiddetta “pollinosi”: lacrimazione, prurito e arrossamento alle congiuntive, starnuti ripetuti, prurito al naso, secrezione acquosa abbondante e congestione con sensazione di naso chiuso. Frequente la cefalea frontale e la riduzione dell'olfatto. I sintomi possono scomparire rapidamente ma talvolta persistono per buona parte della giornata. E' caratteristica una sensazione di stanchezza e una difficoltà di concentrazione che influisce negativamente sulle prestazioni scolastiche e lavorative: il raffreddore allergico è una condizione di disagio e invalidante per chi ne è affetto e non va sottovalutato. E’ possibile che compaia anche la tosse, secca e stizzosa, spesso notturna, accompagnata da difficoltà di respiro e dai caratteristici sibili intratoracici propri dell'asma bronchiale, temibile complicanza della pollinosi. Più rari, ma non eccezionali, i sintomi alla pelle: il contatto diretto con pollini e piante che li producono può causare orticaria, con prurito, rossore e comparsa di pomfi, simili a quelli causati dalla puntura delle zanzare.

Si stima che i pollinotici siano oltre il 10% della popolazione in Italia, il 15% in Europa e il 20% negli Stati Uniti. La frequenza delle malattie allergiche è raddoppiato negli ultimi 20 anni. I periodi di pollinazione variano secondo la latitudine, l’altezza sul livello del mare e le condizioni climatiche di ciascuna zona.
In base all’andamento della pollinazione in diverse aree del territorio italiano è quindi necessario disporre di un calendario pollinico basato su rilievi eseguiti nella specifica zona in cui il paziente allergico risiede. Orientativamente, molti pollini d’albero (betulla, nocciolo, ontano, cipresso, carpino) si diffondono in aria precocemente, già alla fine di gennaio fino a marzo-aprile. L’olivo ha un breve periodo di pollinazione in maggio nel nord Italia, più lungo ed abbondante nelle zone centromeridionali.  I pollini di graminacee sono presenti in aria da aprile a giugno, la parietaria (erba vetriola), pianta infestante della famiglia delle urticacee che cresce nei terreni incolti e in prossimità dei ruderi, ha un periodo di fioritura piuttosto lungo, da maggio a settembre. Le composite fioriscono da fine agosto a settembre.

Pur essendo chiaramente dimostrata una relazione tra la presenza di pollini aerodispersi e i sintomi correlati, non è stato ancora possibili stabilire quale sia la concentrazione minima di pollini capace di causare i disturbi (valore soglia) dato che questa varia da persona a persona. Il contatto del polline con le mucose provoca infatti un’infiammazione che rende l’organo colpito (naso, bronchi) più sensibile. Così, se ad esempio all'inizio di stagione è necessaria una concentrazione di 50 granuli pollinici per metro cubo d'aria per scatenare i sintomi di allergia, verso la fine del periodo di pollinazione possono essere sufficienti 10 granuli per metro cubo d'aria. Da non sottovalutare sono anche le polisensibilizzazioni:  taluni soggetti possono manifestare sintomi da allergia a più pollini pertanto gli effetti possono essere sinergici e prolungati nel tempo. La lettura dei calendari pollinici non è quindi sempre semplice ed immediata.

Molti pazienti allergici ai pollini vanno incontro a prurito e gonfiore delle labbra, del palato e della gola in seguito all'ingestione di alimenti vegetali che contengono antigeni simili a quelli dei pollini (antigeni crociati). Si tratta della cosiddetta Sindrome Orale Allergica (SOA): può, ad esempio, comparire nei soggetti sensibilizzati ai pollini di betulla ingerendo mele, pere, albicocche, kiwi, mentre chi è sensibilizzato alle graminacee può avere brutte sorprese con il melone, l'anguria, il pomodoro e altri alimenti ancora. In tabella 1 sono riportati alcuni esempi di possibili cross-reattività tra pollini e alimenti. E' opportuno sottolineare che la SOA si manifesta solo in una piccola percentuale dei soggetti con allergia a pollini e non coinvolge tutti insieme gli alimenti elencati.

Tabella 1: Alimenti per cui è descritta una reattività crociata con i pollini

PolliniAlimenti
Pollini in genere miele
Graminacee melone, anguria, arancia, kiwi, pomodoro, frumento, cereali, arachidi, mandorla, pesca, pera, albicocca, ciliegia, prugna, fragola, lampone
Ambrosia melone, banana
Artemisia e altre composite camomilla, sedano, carote, cicoria, prezzemolo, melone, anguria, mela, banana, zucca
Parietaria more di gelso, basilico, piselli, fico
Olivo olive, olio di oliva
Betulla mela, pesca, albicocca, noci, nocciole, arachidi, mandorle, pistacchio, frutta secca in genere, ciliegia, banana, carota, patata, finocchio, sedano
Nocciolo nocciole

Per approfondimenti:

Effetti sulla salute (da pubblicazione ARPAV, Il monitoraggio aereobiologico nel Veneto: I pollini allergenici, “Le pollinosi”, Guido Marcer Università di Padova – Dipartimento di Medicina Ambientale e Sanità Pubblica)

Allergie da pollini (Epicentro - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute): sono disponibili argomenti che trattano i sintomi, la diagnosi, la prevenzione/trattamento, gli aspetti epidemiologici e gli studi effettuati su questo tema (in italiano e in inglese flag_en)

Rubrica ambiente e allergie (ARPAV) rubrica in cui vengono affrontati argomenti legati alle allergie ambientali non solo quelle legate ai pollini.

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ultima modifica 18/11/2016 14:48

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