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Acque interne superficiali

Prime fasi dell'applicazione della direttiva 2000/60/CE

Le prime fasi del processo di applicazione della direttiva 2000/60/CE avviate da ARPAV per le acque interne superficiali, possono essere riassunte nei seguenti punti:

 

Dati, cartografia e altri supporti informativi

Per raggiungere gli obiettivi previsti i tecnici ARPAV dispongono e/o gestiscono direttamente i seguenti strati informativi:

  1. rete idrografica georiferita, costituita da un reticolo orientato, topologicamente corretto, composto da circa 50.000 tratti, periodicamente aggiornato;
  2. bacinizzazione di dettaglio di oltre 2.450 unità idrografiche elementari e oltre 1.400 punti di chiusura di bacino; ogni unità idrografica è corretta topologicamente e opportunamente codificata;
  3. cartografia di base: Carta Tecnica Regionale, raster in scala 1:10.000 e vettoriale, se disponibile, in scala 1:5.000; carte IGM in scala 1:100.000 o 1:50.000; ortofoto aeree;
  4. georeferenziazione delle sorgenti del Veneto;
  5. dati chimico-fisico-biologici della qualità delle acque relativi alle stazioni di monitoraggio georiferite sulla rete idrografica;
  6. scarichi industriali e scarichi dei depuratori georiferiti su corpo idrico e al suolo e relative analisi;
  7. manufatti idraulici (idrovore, dighe, sbarramenti, ecc.);
  8. derivazioni idriche;
  9. confini Parchi e Aree Protette (SIC, ZPS, aree sensibili, zone vulnerabili, aree a specifica destinazione d’uso).

A causa della complessità del lavoro, in particolare per i corsi d'acqua, che impone un grande dettaglio sull’intero territorio veneto, si è rilevato di fondamentale importanza recuperare informazioni direttamente presso i diversi Enti che operano nel territorio come, ad esempio, Consorzi di Bonifica, Geni Civili, Servizi Forestali ecc;
Grazie alla collaborazione dei diversi Enti si è riusciti, così, a ricostruire l’evoluzione e i processi di antropizzazione che il singolo corpo idrico ha avuto nel tempo, le caratteristiche di perennità o temporaneità, la presenza di sorgenti o risorgive, la presenza di manufatti idraulici che regolano il deflusso dell’acqua in grado di alterare, anche significativamente, le comunità biologiche, ecc.

Identificazione dei corsi d'acqua e laghi di interesse

La normativa prevede di censire tutti i corsi d’acqua naturali aventi un bacino idrografico superiore a 10 km² e i canali artificiali che restituiscono, almeno in parte, le proprie acque in corpi idrici naturali superficiali e aventi portata di esercizio di almeno 3 m³/s. Per quanto riguarda i laghi, sono significativi quelli con superficie dello specchio liquido (riferita al periodo di massimo invaso) pari o superiore a 0,5 km² e i serbatoi o i laghi artificiali il cui bacino di alimentazione sia interessato da attività antropiche che ne possano compromettere la qualità e aventi superficie di almeno 1 km² o con un volume di invaso di almeno 5 milioni di m³. A questi si aggiungono tutti quei corpi idrici che, per valori naturalistici e/o paesaggistici o per particolari utilizzazioni in atto, hanno rilevante interesse ambientale.
Utilizzando gli strati informativi disponibili in ARPAV e le informazioni recuperate direttamente presso gli Enti che operano nel territorio, è stato identificato il reticolo idrografico di riferimento costituito da 491 aste complessive, tra cui 386 naturali (o fortemente modificate) e 105 artificiali. I laghi di interesse individuati sono complessivamente 12, naturali o fortemente modificati.
Come indicato nella Direttiva 2000/60/CE, per artificiali si intendono quei corpi idrici realizzati dall'uomo ove prima non vi era presente alcun corpo idrico, mentre per fortemente modificati si intendono quei corpi idrici che presentano alterazioni morfologiche permanenti ed irreversibili la cui rinaturalizzazione risulterebbe tecnicamente infattibile e/o economicamente insostenibile.

Tipizzazione

La Direttiva 2000/60/CE prevede la classificazione dei corpi idrici naturali in tipi secondo i criteri fisico-geologici indicati in due diversi sistemi alternativi (Sistema A e Sistema B). Il sistema B, prescelto dall’Italia, permette una maggiore flessibilità rispetto al sistema A, lasciando agli Stati membri la facoltà di definire le classi di attribuzione dei parametri obbligatori e di scegliere tra alcuni parametri opzionali con una certa libertà anche a livello regionale. Il processo di tipizzazione, l'individuazione dei corpi idrici e l'analisi delle pressioni sono regolamentati dal D.M. n. 131 del 16 giugno 2008.
Per i corsi d'acqua l'approccio, sviluppato dal CNR-IRSA, prevede 3 livelli:

  • Livello 1 – Regionalizzazione e definizione delle idro-ecoregioni (HER), ovvero aree che presentino al loro interno una limitata variabilità per le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche. Il Veneto è interessato da 3 idro-ecoregioni: Alpi Centro-Orientali, Prealpi e Dolomiti, Pianura Padana;
  • Livello 2 – Definizione delle tipologie di massima: le tipologie vengono definite sulla base di pochi elementi descrittivi tra quelli del Sistema B: perennità e persistenza, origine del corso d’acqua, distanza dall’origine (intesa come indicatore della taglia del corso d’acqua), morfologia dell’alveo (per i fiumi temporanei), influenza del bacino a monte;
  • Livello 3 - Definizione delle tipologie di dettaglio: questo livello, facoltativo, consente l’affinamento della tipizzazione di Livello 2 sulla base delle specificità territoriali, dei dati disponibili, di particolari necessità gestionali, ecc.. Per il Veneto si è scelto di caratterizzare i grandi fiumi (Adige, Brenta, Piave, Astico, Leogra - Timonchio) con due parametri idromorfologici: alveo disperdente, alveo a canali intrecciati.

Il risultato del processo di tipizzazione ha portato all'individuazione per i corsi d'acqua, utilizzando anche il terzo livello, di 55 tipologie fluviali (vedi tabella). Le tipologie più frequenti sono quelle relative a piccoli corsi d'acqua di pianura a scorrimento supeficiale o da risorgiva e piccoli corsi d'acqua da sorgente in territorio montano. Fra le tipologie meno frequenti vi sono quelle che interessano i grandi fiumi del Veneto (es. fiumi Piave, Brenta e Adige) in quanto sono i soli che si estendono in lunghezza per centinaia di chilometri oppure i pochi casi di corsi d’acqua da ghiacciaio o da lago.

Per quanto riguarda i laghi e gli invasi, la metodologia per la tipizzazione, sviluppata da CNR-ISE e CNR-IRSA, è basata sull’utilizzo di descrittori abiotici, distinguibili in morfometrici (quota, superficie, profondità media e massima), geologici (composizione prevalente del substrato geologico e origine geologica) e chimico-fisici (conducibilità e stratificazione termica). La procedura di tipizzazione segue uno schema dicotomico basato su una sequenza di punti nodali che si sviluppano a cascata. Il primo livello prevede la distinzione tra laghi/invasi d’acqua dolce e ad elevato contenuto salino in base alla conducibilità, a cui segue la distinzione in base all'ecoregione di appartenenza (Regione Alpina e Sudalpina o Regione Mediterranea), a seconda della latitudine. Per la Regione Alpina e Sudalpina la procedura prevede tre ulteriori livelli discriminanti in base alla quota e alla morfometria lacustre e due livelli basati sulla stabilità termica e sulla composizione geologica prevalente del bacino (calcareo o siliceo). La procedura di tipizzazione è stata applicata ai laghi e invasi del Veneto con superficie ≥ 0,2 km² o di rilevante interesse ambientale, per un totale di 16 laghi/invasi (in numero maggiore rispetto a quelli di interesse identificati poiché per la tipizzazione è stato considerato un limite dimensionale inferiore a 0,5 km²).

Il processo di tipizzazione ha portato all’individuazione di 5 tipologie (vedi tabella). La tipologia più frequente è quella dei "laghi/invasi sudalpini profondi", che interessa prevalentemente gli invasi utilizzati a scopo idroelettrico.

Identificazione dei corpi idrici

I corpi idrici rappresentano le unità elementari attraverso cui viene effettivamente stimato lo stato di qualità ecologica ed esercitate le misure di controllo, salvaguardia e risanamento. Ne consegue che la loro identificazione debba essere accurata nonché finalizzata alla corretta attuazione della Direttiva nei suoi obiettivi ambientali.
La definizione che ne dà l’articolo 2.10 della Direttiva è la seguente: “Un corpo idrico è un elemento distinto e significativo di acque superficiali, quale un lago, un bacino artificiale, un torrente, fiume o canale, parte di un torrente, fiume o canale, acque di transizione o un tratto di acque costiere.”
I corpi idrici devono essere identificati in prima istanza su base geografica e idrologica individuando i limiti delle categorie delle acque superficiali (fiumi, laghi, acque di transizione e acque costiere); devono, cioè, appartenere ad una sola categoria. Devono inoltre appartenere ad un unico tipo senza oltrepassarne i limiti.
Poste tali premesse, i tipi saranno suddivisi internamente sulla base delle caratteristiche fisiche naturali significative quali ad esempio, per i corsi d'acqua confluenze, variazioni di pendenza, variazioni di morfologia in alveo, variazione della forma della valle, differenze idrologiche, apporti sorgivi rilevanti, variazioni dell’interazione con la falda, discontinuità importanti nella struttura della fascia riparia; per i laghi/invasi la presenza di componenti morfologiche che li suddividono in bacini. Allo stesso modo devono essere tenute in considerazione le differenze dello stato di qualità dato che un corpo idrico deve poter essere abbinato ad una singola classe di qualità sulla base dei risultati dei programmi di monitoraggio effettuati in conformità della Direttiva 2000/60/CE. I principali cambi di qualità si usano per porre i limiti del corpo idrico. Elementi discriminanti sono le pressioni antropiche che causino alterazioni nelle biocenosi. In ultimo i confini delle aree protette, per le quali sono stabiliti obiettivi specifici tali per cui i corpi idrici che vi ricadono sono assoggettati a loro volta ad obiettivi aggiuntivi.
Nel caso dei corsi d’acqua, per evitare un’eccessiva frammentazione in innumerevoli corpi idrici, viene fissato un limite indicativo della lunghezza minima pari al 10% sulla lunghezza totale. La parte più consistente del lavoro ha riguardato la selezione dei tratti dei corsi d’acqua qualitativamente omogenei mediante l’analisi delle pressioni antropiche, intese come fattori di alterazione degli equilibri ecosistemici e delle dinamiche idrologiche e valutando specificatamente il loro potenziale o reale impatto sul corso d’acqua dando priorità a quelle ritenute maggiormente impattanti a lungo termine. Sono state prese in considerazione le seguenti pressioni: dighe, briglie, mulini, conche di navigazione, grandi derivazioni e restituzioni, alterazioni dirette dell’alveo quali arginature, rettificazioni e tombinature, centri urbani significativi, scarichi industriali e dei depuratori.
La metodologia, fino a qui descritta, ha portato all’identificazione di 857 corpi idrici fluviali nel Veneto (vedi tabella).

Successivamente, tra i corpi idrici naturali sono stati identificati, in via preliminare, i corpi idrici fortemente modificati seguendo i seguenti criteri:

  • presenza di una diga (che genera un invaso): il corpo o i corpi idrici a valle della stessa sono caratterizzati, oltre da una limitazione della portata d’acqua, da modificazioni significative dell’alveo connesso all’arresto del materiale solido;
  • presenza di una significativa artificializzazione della morfologia dell’alveo (rettificazioni, canalizzazioni, diversioni) e da una considerevole alterazione degli apporti di portata sulla base di regolazioni idrauliche a monte;
  • presenza di un numero significativo di briglie e/o difese longitudinali ai fini della protezione di versanti, strade o abitati con scarse possibilità di modificazione planimetrica dell’alveo di morbida e di trasporto dei sedimenti;
  • navigabilità del corpo idrico, caratterizzato, quindi, dalla presenza di conche di navigazione, dragaggi periodici dell’alveo, controllo dei livelli;
  • presenza di lunghi tratti di irrigidimento dell’alveo attraverso l’uso di difese spondali in cemento, muratura ecc. e/o cementificazione dell’alveo. In generale tale caso si verifica per i corsi d’acqua che attraversano estesi territori urbani.

Si è ritenuto opportuno attribuire un tratto di corso d’acqua come “fortemente modificato” qualora la lunghezza delle alterazioni interessi almeno il 50% della lunghezza del corpo idrico considerato.

Utilizzando i criteri sopra esposti, i corpi idrici del Veneto risultano così suddivisi (vedi figura sottostante):

  • 551 corpi idrici naturali;
  • 180 corpi idrici fortemente modificati;
  • 126 corpi idrici artificiali.

CI_FM_N_A

Occorre fare notare che, in questa analisi, i tratti dei corsi d’acqua che presentano invasi artificiali non sono stati conteggiati come corpi idrici fluviali e che la designazione dei fortemente modificati deve ritenersi provvisoria. I fiumi che presentano il maggior numero di corpi idrici come ci si potrebbe aspettare sono quelli più lunghi, che di per sé presentano anche il maggior numero di tipologie: Leogra – Timonchio – Bacchiglione con 14 corpi idrici; fiume Piave con 13 corpi idrici; fiume Brenta con 11 corpi idrici (esclusi i corpi idrici in territorio del Trentino Alto Adige).

Per quanto riguarda i laghi e gli invasi, non sono state riscontrate disomogeneità nelle caratteristiche fisiche naturali tali da suddividerli internamente in più corpi idrici. Sono stati identificati nel Veneto 12 corpi idrici lacustri (vedi tabella), così distinti (vedi figura soprastante):

  • 7 corpi idrici naturali;
  • 5 corpi idrici fortemente modificati.

Si sottolinea che gli invasi, poiché derivano dallo sbarramento di corsi d'acqua, sono stati designati come corpi idrici fortemente modificati e non come artificiali, considerato che la Direttiva 2000/60/CE definisce come artificiale “un corpo idrico superficiale creato da un’attività umana” dove prima non esisteva alcun corpo idrico.

Analisi delle pressioni e valutazione del rischio

L’attuazione della Direttiva impegna gli Stati membri a raggiungere entro il 2015 uno stato ecologico “buono” per i diversi corpi idrici individuati. Per una corretta valutazione nella situazione di non raggiungimento di tale obiettivo, la Direttiva prevede che gli Stati membri effettuino un’analisi integrata delle pressioni significative che insistono sui corpi idrici. Le pressioni antropiche devono essere identificate, quantificate e gestite all’interno di un database, individuando quelle che determinino un impatto significativo sullo stato di qualità ambientale dei corpi idrici. La Direttiva indica le seguenti come grandi categorie di pressioni:

  • sorgenti puntuali di inquinamento;
  • sorgenti diffuse di inquinamento;
  • alterazioni del regime di flusso idrologico;
  • alterazioni morfologiche.

Una volta individuate le pressioni significative, è necessario valutarne l’entità dell’impatto sul corpo idrico per determinare la probabilità che questi non raggiunga gli obiettivi di qualità previsti. I corpi idrici, constatati i dati pregressi di monitoraggio ambientale, vengono quindi assegnati ad una delle seguenti categorie:

  • a rischio;
  • probabilmente a rischio;
  • non a rischio

La categoria dei corpi idrici "probabilmente a rischio" comprende tutti quei corpi idrici per i quali non è stato possibile, a causa di una carenza di informazioni o di incertezza dei dati, ottenere una designazione certa ad una delle altre due classi; la Direttiva fissa il 2012 come termine entro cui tale designazione deve essere ultimata.

In mancanza di una norma nazionale che definisca le metodologie da impiegare nell’analisi delle pressioni e nella successiva valutazione del rischio, ARPAV ha impostato un proprio sistema di valutazione a partire dalle indicazioni contenute nelle linee guida europee. Sono state individuate e analizzate le pressioni riportate nella seguente tabella allegata.

La procedura prevede l’identificazione, tramite software GIS e geodatabase, del tipo di pressione che insiste su ogni corpo idrico precedentemente individuato e la stima della sua entità in quanto fattore di rischio potenziale. L’analisi mira a riconoscere le pressioni che insistono direttamente sul corpo idrico distinguendole da quelle che ricadono nel bacino afferente il corpo idrico per poterne pesare il diverso impatto. Sono definite, quindi, delle classi di rischio assegnando opportuni valori di soglia specifici della tipologia di pressione in modo da individuare cinque classi: la prima classe indica l’assenza o la trascurabilità della pressione considerata sul corpo idrico o nel bacino idrografico ad esso afferente; le classi successive indicano, in ordine crescente dalla seconda alla quinta, un progressivo aumento dell’entità dell’impatto potenziale causato dalla pressione.

L’analisi relativa allo stato riguarda soltanto i corpi idrici in cui fossero presenti stazioni appartenenti alla rete regionale di monitoraggio delle acque superficiali e per i quali fossero, quindi, disponibili i dati del monitoraggio pregresso. Si deve considerare che l’analisi dello stato è basata sui risultati di monitoraggi non del tutto conformi alla normativa vigente che prevede sia il monitoraggio chimico, sia il monitoraggio di diversi elementi biologici non considerati dalla normativa precedente (macroinvertebrati, macrofite, diatomee/fitoplancton e fauna ittica). In attesa dei risultati dei primi monitoraggi biologici effettuati secondo i criteri della normativa vigente, sono stati analizzati i dati del monitoraggio effettuato ai sensi del D.Lgs. 152/99, relativi al quadriennio 2005-2008, e riguardanti:

  • Fiumi: Livello di Inquinamento espresso dai Macrodescrittori (LIM) e Indice Biotico Esteso (IBE)
  • Laghi: Stato Ecologico (SEL) secondo il D.M. n. 391 del 29/12/2003.

Inoltre, sono stati considerati i dati relativi ai microinquinanti per la valutazione dello stato chimico ai sensi del D.M. n. 56 del 14/04/2009.

I dati dei macrodescrittori utilizzati per il calcolo del LIM sono stati scorporati in due sottogruppi finalizzati alla definizione di due diversi indicatori:

  • Indice di eutrofizzazione (Eu.): Fosforo totale e Azoto nitrico (N-NO3);
  • Indice di inquinamento organico (In.Or.): Ossigeno disciolto (% sat.), BOD5, COD, Azoto ammoniacale (N-NH4) ed Escherichia coli.

Per i corsi d'acqua, la fase finale dell’analisi di rischio consiste nella valutazione integrata delle pressioni con lo stato realizzata in modo differenziato per sottocategorie di rischio: rischio da pressioni puntuali, rischio da pressioni diffuse e rischio idromorfologico; le alterazioni dello stato biologico (IBE) sono state considerate a parte in quanto l’IBE può essere correlato a diverse categorie di pressioni. La valutazione di rischio finale per ciascun corpo idrico è stata ottenuta prendendo la valutazione peggiore tra le 4 sottocategorie analizzate.

Per i laghi si è proceduto ad una valutazione complessiva delle pressioni all’interno di ciascuna categoria. A causa dell’impossibilità di associare in modo univoco gli indicatori di stato utilizzati ad una categoria di pressioni, l’analisi dello stato è stata integrata alla valutazione complessiva delle pressioni successivamente, nella fase di stima del rischio finale, in cui è stata considerata la valutazione peggiore tra le categorie di pressioni e lo stato.

Per quanto riguarda i corpi idrici fortemente modificati e artificiali, il rischio connesso agli aspetti idromorfologici non è stato considerato nella valutazione del rischio finale, essendo presente per definizione in tali corpi idrici.

Complessivamente nel Veneto per quanto riguarda i corpi idrici fluviali sono stati individuati (vedi tabella):

  • a rischio: 81 corpi idrici;
  • probabilmente a rischio: 478 corpi idrici;
  • non a rischio: 298 corpi idrici.

Per quanto riguarda i corpi idrici lacustri, sono stati individuati (vedi tabella):

  • a rischio: 7 corpi idrici;
  • probabilmente a rischio: 4 corpi idrici;
  • non a rischio: 1 corpo idrico.

Classificazione dei corpi idrici

La Direttiva cambia profondamente il sistema di giudizio della qualità delle acque: definisce lo "stato delle acque superficiali" come l’espressione complessiva dello stato di un corpo idrico superficiale, determinato dal valore più basso del suo stato Ecologico e Chimico che vengono affiancate nel giudizio. 
Lo Stato Ecologico è espressione della qualità della struttura e del funzionamento degli ecosistemi acquatici associati alle acque superficiali; la biologia assume un ruolo centrale e diventa il criterio dominante mentre gli altri elementi monitorati vengono considerati “a sostegno” degli elementi biologici. Tra gli elementi a sostegno vengono inseriti gli elementi morfologici e idrologici riconoscendone il ruolo di primo piano nella comprensione degli ecosistemi e della gestione dei corpi idrici. Lo stato ecologico è definito quindi su più Elementi di Qualità: gli elementi biologici come principali indicatori e gli elementi ‘a sostegno’ dei biologici, che comprendono elementi idromorfologici, elementi chimico-fisici (espressi come LIMeco in sostituzione del LIM) e gli inquinanti specifici (principali inquinanti non inclusi nell’elenco di priorità, elencati in tabella 1/B, allegato 1 del D.M. 260/10).
Lo Stato Chimico è definito sulla base degli standard di qualità dei microinquinanti appartenenti alla tab. 1/A del D.M. 260/10. Si tratta di sostanze potenzialmente pericolose, che presentano un rischio significativo per o attraverso l'ambiente acquatico.

Elementi di Qualità Biologica (EQB):

FiumiLaghi
Diatomee Fitoplancton
Macrofite Macrofite
Macroinvertebrati Macroinvertebrati
Fauna ittica Fauna ittica

Introducendo la caratterizzazione fisica dei corpi idrici, la Direttiva modifica radicalmente la metodologia di classificazione e la definizione dello stato ecologico: gli Elementi di Qualità Biologica (EQB) definiti dall’allegato V della Direttiva (Diatomee/Fitoplancton, Macrofite, Macroinvertebrati, Fauna ittica) non sono difatti inquadrati in tabelle di classificazione predefinite ma vanno riportati a condizioni di riferimento espresse attraverso comunità attese tipo-specifiche, vale a dire specifiche per categorie (corsi d’acqua, laghi, acque di transizione, acque costiere) e, nell’ambito di ciascuna categoria, per tipologie. Le comunità attese, su cui vengono elaborate le metriche di calcolo degli indici, sono cercate in siti di riferimento idonei individuati su corpi idrici non impattati dall’attività antropica e sottoposte al processo di intercalibrazione tra gli Stati membri della Comunità Europea. Il giudizio di qualità per ciascun elemento biologico viene espresso attraverso il rapporto tra il valore osservato e quello rilevato nei siti di riferimento (Ecological Quality Ratio, EQR).

Il percorso di classificazione dello stato ecologico è strutturato in due fasi distinte. La prima fase prevede l’integrazione tra la classificazione degli EQB espressa in cinque classi (dall’elevato al cattivo) e il giudizio degli elementi a sostegno: è sufficiente che uno solo degli EQB monitorati in un corpo idrico sia classificato ‘cattivo’ per decretarne lo stato ecologico ‘cattivo’ (criterio del “One out - All out”); di contro gli elementi a sostegno non possono far scendere il giudizio dello stato ecologico al di sotto del ‘sufficiente’, lasciando che siano solo le comunità degli ecosistemi ad esprimere le valutazioni peggiori. Gli elementi idromorfologici sono decisivi nel confermare lo stato ecologico elevato ma, in caso di valutazioni inferiori degli altri EQ, sono usati ‘solo’ come strumento di analisi delle eventuali alterazioni biologiche.

La seconda fase prevede l’integrazione con il giudizio di conformità (conforme o non conforme) degli inquinanti specifici appartenenti alla tab. 1/B del D.M. n. 260/2010.

Lo stato del corpo idrico è infine determinato dall’accostamento delle due distinte valutazioni dello stato ecologico e dello stato chimico, in modo che se una delle due esprime un giudizio inferiore al buono, il corpo idrico avrà fallito l’obiettivo di qualità posto dalla Direttiva.

Schema del percorso di classificazione dello Stato

classificazione

Diverso è il sistema di classificazione per i corpi idrici fortemente modificati e artificiali per i quali non si parla di stato ecologico ma di "Potenziale Ecologico" e di obiettivi di qualità inferiori. Il potenziale ecologico è descritto come lo stato biologico che meglio riflette, per quanto possibile tenendo conto delle modifiche morfologiche intervenute, quello del più simile tipo di corpo idrico superficiale naturale.

Il D.Lgs. 152/06 stabilisce che ogni corpo idrico significativo superficiale deve conseguire l’obiettivo di qualità ambientale corrispondente allo stato di “buono” entro il 22 dicembre 2015; deve essere mantenuto, dove già esistente, lo stato “elevato”. La classificazione diventa quindi uno strumento di notevole peso decisionale con rilevanti conseguenze ambientali ed economiche.

ARPAV ha avviato gradualmente il monitoraggio degli EQB sulla propria rete idrografica: nel 2008 hanno avuto inizio in via sperimentale le attività di campionamento di alcuni degli elementi di qualità biologica allo scopo di formare gli operatori sull'applicazione dei nuovi protocolli; nel 2009 è stato avviato il monitoraggio sperimentale secondo le procedure conformi alla Direttiva su una serie di siti, tra cui i primi potenziali siti di riferimento per i fiumi.
Nel 2010 infine è partito il piano di monitoraggio impostato nel rispetto delle specifiche della Direttiva e finalizzato alla classificazione dello stato dei corpi idrici: il piano è triennale, 2010-2012, e prevede, per quanto riguarda la biologia, una suddivisione temporale scaglionata dei corpi idrici da monitorare. Il primo quadro complessivo dello stato dei corpi idrici si avrà quindi solo al termine dei tre anni.

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ultima modifica 26/10/2012 07:05

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Il bacino scolante rappresenta il territorio la cui rete idrica superficiale scarica - in condizioni di deflusso ordinario - nella laguna di Venezia.

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