Trattamento meccanico biologico e CDR
Il trattamento meccanico-biologico è finalizzato alla stabilizzazione della frazione organica presente nel rifiuto indifferenziato residuo e all’eventuale valorizzazione della frazione ad elevato potere calorifico mediante la produzione di CDR (Combustibile Da Rifiuti).
Riveste un’importanza strategica in quelle realtà caratterizzate da un rifiuto residuo con un elevato contenuto di sostanza organica (come ad esempio quello proveniente dalla raccolta stradale) che non può essere conferito direttamente in discarica come previsto dalla normativa vigente.
Nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti, anche la frazione ad elevato potere calorifico deve essere valorizzata al massimo prima del suo smaltimento definitivo.
Il CDR dovrebbe essere destinato ad impianti di produzione (tipicamente cementifici e centrali termoelettriche) che necessitano di combustibili alternativi a quelli tradizionali, anche in co-combustione, limitando così il ricorso a nuovi impianti di incenerimento.
Il CDR si ottiene separando dal rifiuto indifferenziato o residuo le frazioni non combustibili, come il materiale putrescibile e gli inerti. Il processo di raffinazione dipende dal tipo di rifiuto in ingresso e dall’utilizzatore finale e per questo i processi di produzione non sono ancora standardizzati. Le caratteristiche chimico-fisiche del CDR sono identificate dalla norma UNI 9903-1:2004.
Il trattamento meccanico e biologico (TMB)
In generale è possibile distinguere due tipi di trattamenti meccanici e biologici (TMB):
- trattamento meccanico di selezione del rifiuto residuo che separa una frazione umida biodegradabile (sottovaglio) destinata alla biostabilizzazione, da una secca ad alto potere calorifico (sopravaglio) dalla quale è possibile ottenere tramite raffinazioni ulteriori, CDR (cosiddetta tecnologia splitting);
- trattamento di biostabilizzazione/bioessicazione dell’intera massa di rifiuto indifferenziato residuo con successive raffinazioni per ottenere CDR.
Nel primo caso, la frazione sottovaglio, dovrà essere avviata a processi di biostabilizzazione che consentano di destinarla in discarica. Questo tipo di trattamento viene applicato, indipendentemente dalla volontà di produrre CDR, qualora il rifiuto residuo non possa essere smaltito in discarica a causa della elevata percentuale di frazione putrescibile.
Schematicamente il flusso dei rifiuti sottoposti a TMB è il seguente:
L'impatto ambientale dei TMB dei rifiuti è essenzialmente legato alle emissioni di polveri e di odori nonché, durante la fase di biostabilizzazione, di ammoniaca e percolati. I presidi ambientali normalmente adottati prevedono che tutte le fasi di trattamento (dallo scarico dei rifiuti alla raffinazione finale del CDR) avvengano in ambiente chiuso e posto in depressione, con successivo trattamento delle arie aspirate.
Nel Veneto oltre il 20% del rifiuto urbano è avviato a impianti di trattamento meccanico biologico con l’obiettivo primario di ridurre e stabilizzare il residuo da avviare in discarica e, in secondo luogo, produrre CDR da avviare a recupero energetico.
Attualmente nel Veneto, solo la centrale Enel di Fusina, dopo una fase di sperimentazione, è autorizzata ad utilizzare tale materiale in parziale sostituzione del polverino di carbone utilizzato per la produzione di energia elettrica.

ultima modifica 11/06/2010 12:27
I PCB (PoliCloroBifenili) sono sostanze chimiche riconosciute a livello internazionale tra gli inquinanti organici più persistenti nell’ambiente....
