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Qualità biologica

Conoscere lo stato e la biodiversità dei suoli attraverso gli organismi viventi

foto qualita biologica suolo
Il complesso di organismi animali che vive nel suolo, la cui presenza è essenziale per la stessa funzionalità dei terreni, è molto sensibile ai fenomeni di degrado. Le attività umane, sempre più intensive e impattanti, hanno portato ad una globale diminuzione della biodiversità che si riscontra anche nei suoli con conseguenze sulla loro funzionalità.
Nel 2009 il Servizio Suolo di ARPAV ha iniziato il monitoraggio della qualità biologica del suolo nel Veneto seguendo la metodologia proposta dall’Università di Parma, impostata sull'analisi dei gruppi di microartropodi presenti nel suolo (insetti, aracnidi, miriapodi, crostacei).
L'Indice, chiamato QBS-ar (Qualità Biologica del Suolo, attraverso microartropodi), si basa sul grado di adattamento anatomico di un organismo alla vita nel suolo: se l'ecosistema suolo è indisturbato prevarranno i gruppi particolarmente adattati a questo ambiente, ossia di piccole dimensioni, depigmentati, privi di occhi e ali; se il suolo subisce impatti disturbanti, i gruppi più adattati tenderanno a scomparire mentre prevarranno quelli meno adattati.
Valori dell'indice QBS-ar superiori a 150 si riscontrano solamente in ambienti indisturbati e particolarmente ricchi di sostanze organiche, come le foreste, e si possono considerare indicativi di una buona qualità biologica del suolo. Nei suoli agricoli, che vengono periodicamente lavorati, l'indice assume valori inferiori a 100: in questo intervallo, valori inferiori a 50 indicano situazioni di qualità scadente mentre valori attorno a 100 sono indice qualità del suolo sufficiente.
Le situazioni di impatto intermedio, come il prato o coltivazioni in cui non vengono eseguite lavorazioni frequenti, si assestano su valori probabili dell’indice compresi nell'intervallo 100-150 che indicano una qualità biologica media del suolo.
In agricoltura indici come il QBS-ar possono essere utilizzati per valutare la bontà delle pratiche agronomiche utilizzate e la salute complessiva dei terreni, oltre al loro livello di “stanchezza” dovuta a sovraccarico colturale.
Nel campo del recupero di terreni inquinati o nei ripristini ambientali in cave e discariche, la valutazione della biodiversità nei suoli è uno strumento di monitoraggio potenzialmente molto efficace che, insieme a parametri tradizionali legati all’analisi pedologica, può essere utilizzato per seguire nel tempo l’evoluzione del complesso fisico-biologico del suolo e valutare l’effettiva riuscita degli interventi effettuati.

Collemboli e diplopodi sono organismi che si ritrovano abitualmente nel suolo


Dal 2012 sono oggetto di monitoraggio periodico della qualità biologica del suolo 16 siti localizzati in quattro diversi ambienti di pianura scelti in base ai principali utilizzi agricoli della regione (mais, soia, frumento, colza, vigneto, frutteto, arboreti da legno, medica e prato) e altri 4 localizzati in aree naturali. Dal 2018 sono stati aggiunti 22 ulteriori siti nell'ambiente montano e collinare. 
Al 2018 sono stati raccolti e analizzati oltre 700 campioni.

L'analisi dei dati

I dati raccolti negli anni hanno consentito di definire dei valori di riferimento per l’indice QBS-ar, per i più comuni utilizzi agricoli (figura in basso).
I valori più bassi dell’indice corrispondono a siti sfruttati più intensivamente, come i seminativi: mais e soia presentano un indice particolarmente basso, mentre in corrispondenza del frumento si riscontra maggior qualità biologica.
I valori comunque più elevati dell’indice sono propri delle colture arboree (vigneto o l’arboricoltura da legno) o di colture erbacee come prato e erba medica, situazioni in cui il suolo è meno disturbato.

 

box_plot_qbs.JPG

Indice QBS-ar rilevato in terreni a diverso uso agricolo. Box plot con mediana e percentili (5°, 25°, 75° e 95°)

 

Testando l’effetto di alcune caratteristiche del suolo, contenuto di carbonio organico, reazione e salinità, sull'indice QBS-ar di campioni prelevati su terreni coltivati a mais, si è osservato che soltanto la salinità ha effetto sulla pedofauna.
A parità di coltura si è inoltre osservato che l’indice, e quindi la pedofauna, non è influenzato da tessitura del suolo se non da quella molto grossolana; l’indice infatti, assume i valori più bassi nei terreni più sabbiosi in superficie.

Risultati del monitoraggio biologico dei suoli del Veneto - Anno 2016


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ultima modifica 16/04/2019 08:45