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Bioraffinerie e biocarburanti

Biocarburanti e bioraffinerie sono due vocaboli che ultimamente sentiamo nominare spesso, soprattutto quando si parla di sviluppo sostenibile e nuove tecnologie. Con bioraffinerie, infatti, si indicano stabilimenti che producono un carburante pulito, non derivante dal petrolio.

vesco.jpgMa perché si dovrebbero costruire delle nuove bioraffinerie o convertire gli attuali impianti di raffinazione?

Ne parliamo con Maurizio Vesco, Dirigente del Servizio Osservatorio Grandi Rischi e IPPC di ARPAV.

Maurizio Vesco: Un forte impulso verso lo sviluppo delle bioraffinerie in Europa è arrivato dalla Direttiva 2009/28/CE del Parlamento Europeo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili che, congiuntamente ai risparmi energetici e ad un aumento dell’efficienza energetica, costituiscono elementi importanti del pacchetto di misure necessarie per ridurre le emissioni di gas serra e per rispettare il protocollo di Kyoto.
Nella produzione di energia, la sostituzione di materie prime di origine fossile con altre rinnovabili, è legata alle caratteristiche di sostenibilità di queste risorse: non esauribili nel tempo, rispetto della biodiversità dei territori, impatto positivo sulle emissioni, ecc..
Ad esempio, la produzione e combustione dei biocarburanti non comporta un incremento della CO2 presente nell'ambiente. In sostanza, la quantità di CO2 immessa nell'ambiente nella combustione del biocarburante compensa quella assorbita dalle piante usate per produrlo durante il loro ciclo di vita, generando così un circolo virtuoso di compensazione.

Cosa si intende più precisamente con il termine biocarburanti e in particolare con biodiesel o green diesel?

bio raffineria VE2

Maurizio Vesco: I biocarburanti sono carburanti che derivano da biomassa, cioè da qualsiasi sostanza di origine organica, vegetale o animale (non allo stato fossile), utilizzabile per produrre energia. Sono biomasse gli scarti delle attività agricole, i residui forestali, i reflui degli allevamenti ma anche i rifiuti urbani. Si tratta, quindi, di materiali che smettono di essere scarto per diventare nuovamente materia prima nel processo di produzione energetica.
Data la loro natura “verde” sono considerati ormai universalmente una fonte d’energia rinnovabile e possono essere utilizzati in sostituzione del petrolio per alimentare motori, autoveicoli e macchinari. Infatti, questi prodotti vengono miscelati con benzina e gasolio in percentuali crescenti (fino al 20-30%), ma complessivamente ancora limitate, non comportando così la necessità di alcuna modifica dei motori da parte delle case automobilistiche.

Da quali colture sono prodotti questi biocarburanti?

Maurizio Vesco: Tutti quelli attualmente distribuiti su larga scala sono ricavati a partire da colture oleaginose come colza, soia, girasole e palma da olio o zuccherine come mais, grano, barbabietola e canna da zucchero. Parliamo quindi di colture largamente diffuse e utilizzate prevalentemente a fini alimentari, sia nel nostro paese che in altri contesti europei ed extra-europei. I biocarburanti ottenuti da queste colture sono detti di prima generazione, in quanto prodotti da biomasse legate in qualche modo alla filiera alimentare dell’uomo.

Quali sono i vantaggi ambientali derivanti dall’utilizzo del biodiesel?

Maurizio Vesco: Innanzitutto è un prodotto biodegradabile, perché, in caso di dispersione accidentale, può essere decomposto da organismi viventi, normalmente batteri e miceti, nell'arco di pochi giorni, mentre gli scarti dei consueti carburanti permangono molto più a lungo.
Ci sono poi importanti aspetti legati alla qualità dell’aria delle nostre città.
Infatti, a differenza dei combustibili fossili, è un prodotto pressoché privo di zolfo e ciò si traduce in una quasi assente emissione di anidride solforosa (SO2) nel particolato a seguito della combustione nei motori.
E’ meno impattante in termini di emissioni in atmosfera in quanto la sua combustione determina una riduzione di monossido di carbonio (CO) e ossidi d’azoto (NOX), polveri sottili e particolato incombusto.
Rispetto ai combustibili fossili è maggiormente ecocompatibile, in quanto non contiene benzene o altri componenti cancerogeni, quali Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), componenti estremamente dannosi per l’uomo.

Ma il biodiesel non ha proprio nessun svantaggio?

Maurizio Vesco: Esistono degli aspetti che giocano a svantaggio dell’utilizzo del biodiesel.
Sicuramente il problema principale legato alla produzione di biocombustibili di prima generazione (cioè ottenuti direttamente da mais, soia, palma e canna da zucchero) è la competizione con la produzione di cibo. L’utilizzo di carburanti estratti da agroenergia, ha generato in quest’ultimo periodo un dibattito acceso fra i sostenitori perché, pur valido sul piano ambientale, ha modificato sostanzialmente le scelte di politica agricola in molti paesi emergenti e in via di sviluppo, soprattutto nel terzo mondo. In questi paesi i terreni fertili destinati a coltivazioni alimentari si stanno riducendo a favore di quelli destinati alla produzione di vegetali ad uso energetico, con la conseguenza di un aumento del costo delle materie prime alimentari indispensabili per soddisfare la fame di questa popolazione.
Infine rimangono i problemi legati al trasporto, stoccaggio e movimentazione, in quanto le coltivazioni delle biomasse sono spesso lontane dalle industrie che producono biocarburanti.

In Veneto ci sono degli impianti che producono biocarburanti?

Maurizio Vesco: A Porto Marghera la società ENI S.p.A. sta realizzando un importante progetto denominato Green Refinery che prevede la conversione della storica Raffineria di Venezia nata nel 1926 in "bio-raffineria" per la produzione di bio-carburanti innovativi, di elevata qualità e a impatto ambientale più basso. Il progetto costituisce il primo caso europeo di riconversione di una raffineria convenzionale in bio-raffineria. Nel 2014 è iniziata la produzione del biocarburante ricavato dall’olio di palma.

Qual è il ruolo di ARPAV nel progetto?

bio raffineria VE

Maurizio Vesco: Nell'ambito dell’approvazione dei progetti e conseguente procedura autorizzativa delle bioraffinerie, come ad esempio quella in corso alla Raffineria ENI di Porto Marghera, ARPAV è coinvolta dalle Autorità Competenti nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), nell'istruttoria per la modifica dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e nella valutazione del rischio di incidente rilevante, ai sensi della direttiva Seveso (D.Lgs. 334/99 e s.m.i.), congiuntamente ai Vigili del Fuoco.
Successivamente, con gli impianti di questi insediamenti in funzione, ARPAV effettua controlli ed ispezioni ambientali, per accertare il rispetto delle norme e delle prescrizioni impartite dalle Autorità Competenti, con lo scopo di prevenire eventi che possono dar luogo a inquinamenti o incidenti rilevanti ed anche incidenti legati alla sicurezza degli ambienti di lavoro.

In un’ottica di sviluppo sostenibile, cosa ci si aspetta da questo progetto?

Maurizio Vesco: La produzione di biocarburanti si inserisce, attraverso la riduzione della CO2, nello sviluppo del cosiddetto “pacchetto 20-20-20”, contenuto nella Direttiva n. 28 del 2009, per il quale l’Unione Europea entro il 2020 dovrà portare al 20% la produzione di energia rinnovabile negli usi finali, ridurre del 20% le emissioni di CO2 e, mediante una maggiore efficienza, ridurre del 20% i consumi di energia.
La seconda parte del progetto “green” prevede inoltre la realizzazione di nuovi impianti che comporteranno un significativo miglioramento degli effetti sulle matrici ambientali rispetto agli impianti tradizionali alimentati da petrolio greggio con riduzione della emissioni e dei consumi idrici del ciclo green rispetto al ciclo tradizionale. I nostri tecnici vigileranno sul raggiungimento di questi obiettivi, accertando il rispetto delle condizioni dell’autorizzazione relativamente alle matrici ambientali anche svolgendo propri controlli analitici per monitorare le emissioni in atmosfera, i rifiuti prodotti, gli scarichi idrici e il rumore.

Per approfondimenti http://www.arpa.veneto.it/servizi-ambientali/rischio-industriale


A cura di

Ufficio Comunicazione ARPAV
Tel. 049-8239305-337
comunicazione@arpa.veneto.it

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ultima modifica 20/11/2014 15:24

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