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Lagune e tutela della biodiversità

laguna_attivitàGli ambienti di transizione sono il risultato di un lungo ed accurato lavoro che la natura ha svolto in tempi non brevi; si tratta di ambienti estremamente eterogenei caratterizzati da particolari morfologie (velme, bassifondali, barene, ghebi, canali, dune, argini, etc.) nei quali si possono distinguere aree più o meno confinate e soggette al ricambio idrico.
La notevole diversità di morfologie, unitamente all'ampia variabilità dei parametri chimico-fisici in laguna, favoriscono l’esistenza di numerosi habitat, popolati da una grande varietà di forme di vita che si sono adattate alla frequente mutabilità delle condizioni: gli ecosistemi lagunari sono pertanto caratterizzati da una elevatissima biodiversità e la loro tutela è riconosciuta come priorità a livello internazionale.

In Veneto le acque di transizione sono rappresentate dalla laguna di Venezia, più a sud dal complesso deltizio del Po e più a nord dalle lagune di Caorle e di Baseleghe. A queste si sommano le innumerevoli valli da pesca, cioè porzioni di laguna in cui l'afflusso di acqua dolce e salata viene regolato artificialmente e al cui interno vengono svolte numerose attività antropiche, legate prevalentemente all’allevamento e alla pesca di molluschi e di specie ittiche.

Le lagune venete rientrano nella cosiddetta “Rete natura 2000” e sono suddivise in zone” S.I.C.” (Siti di Importanza Comunitaria) ,“ Z.P.S.” (Zone di Protezione Speciale), I.B.A (Important Bird Area) e biotopi di interesse naturalistico.

 

laguna 1In tutte queste aree Arpav svolge il monitoraggio ambientale dei corpi idrici ai sensi della Direttiva 2000/60/CE, recepita in Italia con il D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii.. In particolare le attività in laguna di Venezia realizzate per conto della Regione con finanziamento sui fondi della Legge Speciale per Venezia, sono condotte in collaborazione con ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. I monitoraggi riguardano la definizione dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici lagunari e la valutazione della conformità delle acque destinate alla vita dei molluschi.

Negli ambienti di transizione Arpav opera anche ai fini della tutela degli habitat e delle specie ad essi correlate, specie in relazione a grandi opere (es. MOSE) od a progetti di ricerca compartecipati.

Le zone palustri della zona di gronda, cioè la zona tra terraferma e laguna, sono caratterizzate da canneti (Phragmites communis e Carex elata). Nelle barene si incontrano diverse specie vegetali, le più rappresentative sono la Salicornia veneta, la Puccinellia palustris, il Limonium narbonense, la Sarcocornia fruticosa, la Spartina maritima e altre specie che non colonizzano casualmente la superficie della barena, ma prediligono zone ben definite portando alla formazione di macchie di vegetazione.

Per quanto riguarda i vegetali acquatici si riconoscono piante specializzate a vivere nelle acque salmastre come le specie Cymodocea nodosa, Zostera marina e Zostera noltii che nel loro insieme formano letti sommersi (praterie) che ospitano molti invertebrati. Tra le specie di alghe sia verdi, sia brune, sia rosse ricordiamo il Focus virsoides, il Sargassum muticum, l’Enteromorfa compressa, l’Ulva fasciata.

laguna 2La complessità di questi territori permette, inoltre, la presenza di un elevato numero di specie ittiche (suddivise tra residenti, migratrici e visitatrici occasionali), tra le quali si distinguono Alosa fallax, Atherina boyeri, Engraulis encrasicolus, Gobius niger, Mugil cephalus, Chelon ramada, Chelon aurata, Pomatoschistus marmoratus, etc.. Infine, anche l’avifauna è ben rappresentata da specie più o meno sedentarie e nidificanti, come Cygnus olor, Tadorna tadorna, Anas penelope, Anas crecca, Anas platyrhynchos, Phalacrocorax carbo, Bubulcus ibis, Egretta garzetta, Haematopus ostralegus, Recurvirostra avosetta, Calidris alpina, Chroicocephalus ridibundus, Sternula albifrons, Phoenicopterus roseus.
A questo breve elenco vanno aggiunte le specie aliene o alloctone, ovvero specie originarie di altre aree geografiche che vengono introdotte in modi diversi (zavorre delle navi, caccia, commercio) e che possono alterare, in misura più o meno pericolosa, l’equilibrio degli ecosistemi lagunari, ad esempio causando fenomeni di predazione incontrollata e mettendo in pericolo le specie autoctone.

La biodiversità gioca quindi un ruolo fondamentale nella gestione degli ecosistemi, contribuendo all’equilibrio dei cicli e delle componenti idrogeologiche, biogeochimiche e climatiche; salvaguardarla è un dovere per poter conservare le risorse che gli ecosistemi forniscono naturalmente.

Il quadro normativo di riferimento comprende sia gli aspetti relativi alla tutela della qualità delle acque (Direttiva 2000/60/CE, D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii.) sia gli aspetti legati agli obiettivi aggiuntivi per le cosiddette “aree protette” (D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., Direttiva 92/43/CEE "Habitat", Direttiva 79/409/CEE "Uccelli")

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ultima modifica 04/06/2020 16:58