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I ghiacciai delle Dolomiti

L’area dolomitica, per la particolare conformazione fisica e geografica, può essere considerata un laboratorio ideale per attuare azioni specifiche di monitoraggio ambientale, proprio come hanno dimostrato alcuni recenti studi condotti da ARPAV, con la consulenza scientifica sia di singoli professionisti che di enti esterni.

Ghiacciaio dei Cantoni - monte Civetta

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Il piccolo ghiacciaio, che si sviluppa lungo il vallone pensile
posto a sud ovest della cima principale, è un tipico
esempio di sito glaciogeno dolomitico.

Le fasce più elevate del territorio alpino presentano infatti una spiccata sensibilità agli agenti esogeni, attivando dinamiche di notevole entità in risposta alle variazioni climatiche, anche modeste e di breve periodo, così come dimostrato dalla recente fase di riscaldamento globale, i cui effetti tuttora in atto, si sono manifestati (in forme più o meno accentuate) in tutte le zone del Pianeta.
La campagna di “Monitoraggio dei Territori Dolomitici d’Alta Quota” condotta nel biennio 2004 – 2005, studia i molteplici aspetti fisici, climatici e geomorfologici che caratterizzano gli ambienti d’alta quota.
Obiettivo del progetto è fornire un valido contributo informativo per lo studio e la migliore comprensione di fenomeni ancor oggi poco indagati quali: dinamismi geofisici periglaciali e glaciali, (mappatura del Permafrost potenziale e dei Rock Glacier, monitoraggio delle formazioni glaciali) attraverso indicazioni e risultati concreti di notevole interesse (individuazione degli spessori glaciali e della riserva idrica sotto “forma solida”, realizzazione di un applicativo GIS per il Catasto Regionale dei Ghiacciai Dolomitici), anche per la pianificazione territoriale d’alta quota.

 

Campagna di rilievi e monitoraggio 2004

La campagna di rilievi è stata condotta su 75 siti della regione dolomitica che sono stati fotografati utilizzando la tecnica delle strisciate aree stereo prospettiche. Per 32 unità campione maggiormente rappresentative sono state compilate le schede tecniche che riportano tutti i parametri glaciologici che caratterizzano sia il sito che la massa glaciale in esso contenuta.
Per ogni sito è stato tracciato il perimetro ed individuate le diverse tipologie di neve o ghiaccio sulla carta tecnica regionale a scala 1:10.000 e 1:5.000, digitalizzando e georeferenziando poi le informazioni nel GIS di riferimento.
Con l’analisi ed il confronto dei dati è stato possibile definire un quadro generale del glacialismo per l’intera regione dolomitica.
Per alcune unità, delle quali esiste una serie completa di dati dei rilievi dal 1980, è stata costruita una tabella comparativa che evidenzia le variazioni che hanno portato ad una continua e generale riduzione delle superfici.

 

Classificazione delle tipologie e forme nivoglaciali

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Esempio di restituzione con maschera del GIS realizzato per il censimento ed il monitoraggio dei ghiacciai dolomitici

Alcuni dati

L’annata 2000–2001 si è dimostrata molto favorevole dal punto di vista glaciologico a causa dell’eccezionalità delle precipitazioni e del regime termico, condizioni che hanno portato ad un bilancio di massa positivo o d’equilibrio per tutti i ghiacciai e i glacionevati dolomitici.
Nel 2004 invece, pur in presenza di una stagione invernale molto nevosa, le masse gelate hanno subito una consistente riduzione a causa dell’intensa ablazione estiva.
Il regime termico e pluviometrico dell’annata 2003–2004 ha condizionato anche la qualità cristallografica della copertura nevosa rendendola maggiormente “vulnerabile” nei confronti dei fattori ablativi che hanno potuto agire con maggiore efficacia rispetto, ad esempio, all’annata 2000–2001 in cui si è avuta una copertura residua con caratteristiche di maggiore resistenza.

 

Ghiacciaio dell'Antelao Superiore ghiacciai_3.jpg

Foto aerea stereo prospettica.
Attraverso la fotointerpretazione di tali immagini è
possibile eseguire una prima caratterizzazione delle tipologie "nivoglaciali"

A parte quelle ricoperte o sepolte da detrito morenico, sono state rilevate esclusivamente superfici di ghiaccio di ghiacciaio o di neve residua invernale. La quasi totale assenza del nevato è indicativa delle condizioni estremamente negative in cui i ghiacciai si sono venuti a trovare al termine dell’estate del 2003, per l’intensa e continua ablazione che ha prodotto effetti devastanti, solo in minima parte recuperati nell’annata 2003–2004.
I dati indicano infatti che si è avuta nel 2004 una ulteriore riduzione complessiva delle aree, che ha interessato specialmente i ghiacciai di maggiore dimensione.

 

Le indagini geofisiche

Nei mesi di settembre ed ottobre 2005 sono state condotte alcune campagne di rilievi sui ghiacciai Marmolada Principale, Fradusta ed Antelao Superiore per la determinazione dei volumi glaciali. La strumentazione utilizzata per i rilievi - georadar e GPS – ha consentito la quantificazione puntuale ed areale degli spessori glaciali oltre che del bedrok sottostante.

Segnale georadar

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Esempio di segnale acquisito con strumentazione Ekko IV
in condizioni di ghiaccio omogeneo

Fig. 1 Ghiacciaio della fradusta

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Fig. 2 Ghiacciaio dell'Antelao Superiore

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Fig. 3 Ghiacciaio Principale della Marmolada

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Fig. 1-2-3 Mappe degli spessori glaciali: le immagini sono state realizzate sovrapponendo l'ortofoto aerea (volo cgr Parma IT 2003) con la mappa degli spessori glaciali elaborati tramite il rilievo georadar

Il fine ultimo di tale indagine è stato quello di quantificare (per la prima volta nelle dolomiti Venete con tale strumentazione) la risorsa idrica attualmente disponibile sotto forma solida (ghiaccio). Il lavoro condotto è stato realizzato in collaborazione con l’Università di Genova, Dipartimento per lo studio del territorio e delle sue risorse (DIPTERIS).

Per i tre apparati indagati, le elaborazioni condotte hanno permesso di restituire i risultati seguenti.

Tab. 1 – Indagini geofisiche: volumi glaciali rilevati


Marmolada Principale Fradusta Antelao Superiore
Spessore massimo rilevato (m) 45 37 80
Spessore medio rilevato (m) 16.5 16 >40
Volume totale (m3) 29.5*106 1.75*106 7.64*106

 

 

 

Rilievo georadar

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Assetto operativo durante la fase di acquisizione in campo.
In successione: tecnico con strumentazione portatile, operatore geordar, operatore GPS, guida alpina

 

Monitoraggio degli ambienti periglaciali

Il monitoraggio degli ambienti periglaciali ha portato alla realizzazione della carta “Permafrost potenziale”, la mappa dei suoli permanentemente gelati o più semplicemente dei “terreni che rimangono congelati per più di due anni”.
Utilizzando un modello matematico (Alpine 3D) su base fisica – in cui i dati di input sono valori fisici misurati, come ad esempio, radiazioni, temperature, precipitazioni, ecc. - è stata eseguita, in collaborazione con “l’Istituto della Neve e delle valanghe Federale Svizzero di Davos”, la modellazione fisica dell’area compresa all’interno del bacino idrografico del torrente Cordevole.

Mappa del permafrost potenziale – Individuazione e mappatura delle aree potenzialmente soggette a permafrost

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L'elaborazione è stata condotta con la collaborazione dell'Istituto Federale Svizzero della Neve e delle Valanghe di Davos. In merito all’eventuale presenza di Permafrost, al termine dell’elaborazione si sono potute individuare tre classi: molto probabile, possibile ed assente

Per la taratura e validazione del modello sono state inoltre condotte indagini geosismiche e geoelettriche, nel sito sperimentale del Piz Boè (Rock Glacier attivo). A corredo di tali misure e per una miglior comprensione dei fenomeni, sono state inoltre realizzate numerose misure della temperatura alla base del manto nevoso (sondaggi BTS) e rilevati, con strumentazione GPS, più di 30 target per il monitoraggio degli spostamenti superficiali (al di sopra del Rock Glacier).

Profilo geoelettrico

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l'immagine rappresenta l'elaborazione del rilievo geoelettrico al di sopra del rock glacier di Piz Boè: in rosso si notano le aree a maggiore resistività (ghiaccio). Il ghiaccio al di sotto dei detriti superficiali raggiunge valori superiori ai 20 m

I dati raccolti attraverso questo monitoraggio hanno permesso di realizzare il “Catasto dei Rock Glacier” (ammasso roccioso costituito da blocchi angolari di forma allungata o lobata, somigliante ad un piccolo ghiacciaio per forma e dinamismi; Washburn 1979 parz.modificato), classificandoli in base al loro grado di attività e presenza di ghiaccio in: attivi, inattivi e relitti. Al termine del lavoro sono stati individuati, classificati ed implementati nel GIS più di 30 apparati nel solo bacino idrografico del torrente Cordevole.
Lo studio ha permesso di porre le basi per indagini più approfondite di geofisica alpina oltre che di analisi sul rischio idrogeologico d’alta quota.

Catasto dei rock glacier: GIS dedicato

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I rock glacier sono stati catalogati in un GIS di riferimento attraverso un'apposita scheda di archiviazione dati.

Strumentazione GPS

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In primo piano la base GPS nel caposaldo materializzato di riferimento. il lavoro è stato finalizzato all'analisi e monitoraggio dei movimenti superficiali del rock glacier. Sullo sfondo si nota una parte della "fronte" del rock glacier

 

 

Glossario

Periglaciale: ambiente freddo indipendente dalla distanza dei ghiacci sia nello spazio che nel tempo, la cui temperatura media annua è prossima od inferiore ai 0° C.

Parametri Glaciologici: elementi fisici e non che caratterizzano un ghiacciaio.

Glacionevato: piccolo corpo “glaciale”, costituito da neve residua o relitto di un precedente ghiacciaio privo di movimento gravitativo tipico invece dei ghiacciai.

Bedrock: superficie rocciosa posta al di sotto del ghiacciaio.

Permafrost: terreno che rimane al di sotto della temperatura dello 0° C per più di due anni.

Rockglacier: corpo detritico costituito da blocchi angolari, di forma lobata o linguoidale, caratterizzato da fronti e fianchi molto ripidi ed una morfologia superficiale ricca di strutture di flusso quali rughe e solchi.

Ablazione: fusione. Parte del ghiaccio generalmente posta al di sotto della “snow-line”.

Snow Line: linea di innevamento stagionale al di sopra della quale compare la neve della stagione di accumulo precedente.

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ultima modifica 20/05/2010 11:56