Vai al contenuto

Radon

Cos'è il radon

Il radon è un gas nobile radioattivo presente naturalmente nell’ambiente che, passando per gli strati permeabili del terreno, si concentra nell’aria presente all’interno degli edifici. È incolore e inodore ed è prodotto dal decadimento radioattivo del radio, generato a sua volta dal decadimento dell’uranio. L’uranio è una sostanza radioattiva naturale presente nelle rocce, soprattutto quelle vulcaniche e granitiche, fin dal tempo della loro formazione.
Poiché l’uranio presente nelle rocce e nel terreno decade molto lentamente (nel corso di miliardi di anni), il sottosuolo contenente uranio risulta essere una fonte praticamente inesauribile di radon che, essendo un gas nobile, difficilmente si lega agli elementi circostanti.

Il suolo e il radon

La capacità di un suolo di emanare radon dipende dalle caratteristiche geologiche del territorio, ma, per la loro complessità e disomogeneità anche su scala locale, non è possibile prevedere la concentrazione di radon negli edifici. Invece, a posteriori, la correlazione tra formazioni geologiche e concentrazioni di radon rappresenta un valido strumento per individuare le zone con maggiore presenza del gas radioattivo.

In Veneto le aree con maggior probabilità di alti livelli di radon si trovano essenzialmente nella parte settentrionale della provincia di Belluno e Vicenza, nonché in alcune zone della provincia di Treviso e nei Colli Euganei a Padova.

Quali fattori influenzano l’emanazione di radon?

Il radon nelle case

Oltre alla capacità di emanazione del suolo, la concentrazione di radon nell’aria interna agli edifici dipende principalmente dalle loro caratteristiche strutturali, in primis dall’interfaccia tra edificio e suolo, dai materiali utilizzati per la costruzione, dalla tipologia costruttiva, dal ricambio di aria interna dovuto alla ventilazione naturale (porte e finestre), e dalla eventuale presenza di impianti di ventilazione forzata. Anche la modalità di utilizzo di un edificio e dei suoi ambienti influisce sulla quantità di radon che viene accumulata al suo interno.

Come entra nelle case?
Cosa fare per: Presenza di gas radon nelle abitazioni

Le aree prioritarie in Veneto

Le aree prioritarie sono definite (art. 11 comma 1 del D.lgs. 101/20) come le zone dove si stima che la concentrazione media annua di radon superi il livello di riferimento in un numero significativo di edifici. L’art. 11 stabilisce che sono le Regioni e le Province autonome ad individuare le aree prioritarie sulla base delle indicazioni tecniche contenute nel Piano Nazionale di Azione per il Radon (PNAR), entrato in vigore nel febbraio 2024.
Le Regioni e le Province autonome che hanno già a disposizione dati di concentrazione di radon negli edifici possono procedere a una prima individuazione delle aree prioritarie, indipendentemente dalle metodologie del PNAR, identificando le zone nelle quali la stima della percentuale di edifici che supera il livello di riferimento di 300 Bq/m3 è pari o superiore al 15% (misure riferite al piano terra).
L’unità territoriale su cui calcolare le statistiche è il Comune; pertanto le aree prioritarie non sono mappe, bensì elenchi di Comuni in cui si ha un numero sufficiente di misure di concentrazione di radon negli edifici per eseguire le valutazioni. Tale elenco, approvato da ciascuna Regione o Provincia autonoma mediante deliberazione di Giunta, viene ufficializzato con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana (GU) ed è aggiornato ogni volta che il risultato di nuove indagini o una modifica dei criteri lo renda necessario.
In Veneto la prima individuazione delle aree prioritarie è stata approvata con la Delibera di Giunta Regionale n. 464 del 2 maggio 2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale n. 115 del 20/05/2025.

Comuni in area prioritaria

Prima individuazione aree prioritarie
Delibera di Giunta Regionale n. 464 del 2 maggio 2025

Veneto: il radon nelle scuole

In Italia è stata condotta dalla fine degli anni ’80 un’indagine nazionale per valutare l’esposizione della popolazione al radon all’interno delle abitazioni. Tale indagine ha coinvolto tutte le regioni ed ha consentito di stimare l’esposizione media della popolazione e di evidenziare alcune situazioni di potenziale criticità. Successivamente la Regione Veneto con delibera della Giunta Regionale n. 5000/96 ha promosso la mappatura delle aree con elevati livelli di radon nel territorio regionale; nelle aree e comuni individuati con concentrazioni più elevate di radon, sono stati effettuati controlli nelle scuole, dai nidi alle medie incluse, pubblici e privati.
Complessivamente tra il 2003 e il 2018 sono stati monitorati 1513 edifici scolastici ubicati in 210 Comuni del territorio regionale (uno stesso edificio scolastico può ospitare più scuole di diverso grado). In ognuna di queste scuole sono state condotte misure della durata di un anno, in genere due misure semestrali consecutive. Il numero degli ambienti monitorati varia in funzione della dimensione e della tipologia edilizia dell’edificio.
I risultati delle misure condotte sono stati confrontati con i riferimenti normativi allora in vigore per identificare i casi di superamento. Fino a luglio 2020 è stato in vigore il D.Lgs. 241/2000 che stabiliva, per le scuole dell’infanzia e dell’obbligo, il limite di 500 Bq/m3 per la concentrazione media annua di radon. In caso di superamento, la normativa prevedeva 3 anni di tempo per attuare le azioni di mitigazione; inoltre, per concentrazioni medie annue comprese tra 400 Bq/m3 e 500 Bq/m3, era prevista la ripetizione della misura.
Tutte le campagne di misura si sono concluse prima dell’entrata in vigore del recente D.Lgs. 101/2020 che abroga il precedente D.Lgs. 241/2000 e s.m.i. e stabilisce un livello massimo di riferimento pari a 300 Bq/m3 come concentrazione media annua.
I rapporti di monitoraggio sulle scuole

Gli effetti sanitari

Il radon è stato classificato nel 1988 dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso la International Agency for Research on Cancer (IARC), fra i fattori di rischio cancerogeni per il polmone.
Molti studi epidemiologici hanno accertato che l’esposizione continua al radon aumenta il rischio di contrarre un tumore polmonare. L’entità del rischio aumenta all’aumentare della concentrazione di radon a cui si è esposti e all’aumentare della durata dell’esposizione. Si stima che in Italia il radon sia responsabile di circa il 10% dei tumori polmonari, pari a oltre 3000 casi ogni anno (ISS).
Va evidenziato che il rischio di contrarre tumore al polmone è superiore per i soggetti fumatori rispetto a quelli che non lo sono. Il rischio è circa 20 volte maggiore per chi consuma un pacchetto di sigarette al giorno.
Con le attuali conoscenze non è noto se esiste un valore soglia al di sotto del quale le concentrazioni risultano essere innocue. Per questa ragione all’interno degli edifici dovrebbero essere raggiunte concentrazioni il più contenute possibili, visto e considerato che il rischio di sviluppare un cancro ai polmoni a causa dell’esposizione al radon esiste anche in presenza di concentrazioni basse.
Il gas radon non causa, neanche in presenza di elevate concentrazioni, sintomi immediati come per esempio nausea, problemi respiratori o sudorazione accresciuta.

Cosa dice la normativa

Il DLgs n. 101/20, assieme al Piano Nazionale di Azione per il Radon entrato in vigore nel febbraio 2024, normano l’esposizione al radon fissando i livelli di riferimento, le modalità di misurazione della concentrazione e i soggetti che possono eseguirle, le aree prioritarie e le modalità di individuazione delle stesse, i soggetti abilitati agli interventi di risanamento radon.
L’art. 12 comma 1 del D.lgs 101/20 stabilisce i livelli massimi di riferimento per le abitazioni e i luoghi di lavoro, espressi in termini di valore medio annuo della concentrazione di attività di radon in aria:
a) 300 Bq/m3 in termini di concentrazione media annua di attività di radon in aria per le abitazioni esistenti
b) 200 Bq/m3 in termini di concentrazione media annua di attività di radon in aria per abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024
c) 300 Bq/m3 in termini di concentrazione media annua di attività di radon in aria per i luoghi di lavoro.

La grandezza da confrontare con i livelli di riferimento è la misurazione di concentrazione media annua di attività di radon in aria con dosimetri passivi, mediante uno o più periodi di campionamento consecutivi, utilizzando metodiche di misura riferibili a norme tecniche nazionali o internazionali; i soggetti che possono eseguire tali misure sono i servizi di dosimetria accreditati ai sensi della norma UNI 17025, o ad essa conformi.
In caso di superamento del livello di riferimento, le misure correttive per la riduzione della concentrazione di radon negli edifici sono effettuate sulla base delle indicazioni tecniche degli esperti in intervento di risanamento radon, sulla base dei contenuti del PNAR.

Ultimo aggiornamento

17-03-2026 09:45

Questa pagina ti è stata utile?